María Moita, direttrice della Risposta umanitaria e ripresa dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), secondo quanto riferisce il portale cattolico venezuelano enviglia.info, avverte che migliaia di famiglie vivono ancora accanto alle abitazioni distrutte o gravemente danneggiate, mentre aspettano notizie dei propri cari dopo i terremoti del 24 giugno in Venezuela. Dopo aver visitato le zone più colpite dal disastro, ha assicurato che la priorità rimane quella di garantire un rifugio sicuro per la popolazione sfollata.
“Molte persone continuano a vivere accanto a edifici crollati o gravemente danneggiati con la speranza che si possano ancora salvare i propri cari, o cercando di mettere in salvo le poche cose che gli restano. L’impatto emotivo è enorme”, ha dichiarato Moita. Nel frattempo, ‘’Onu ha segnalato che i macchinari pesanti continuano a rimuovere le strutture crollate nelle zone più colpite, mentre le famiglie cercano tra i resti delle proprie abitazioni. Attualmente, l’Oim gestisce cinque rifugi temporanei e ha fornito assistenza a più di 8.000 persone. Moita ha affermato che con la perdita delle case, numerose famiglie affrontano traumi, ansia e incertezza sul loro futuro. Ha aggiunto che bambini, adulti e anziani hanno bisogno non solo di un alloggio e di assistenza di base, ma anche di supporto psicosociale per iniziare il loro percorso di ripresa. I terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno scosso il Venezuela il 24 giugno hanno causato, secondo le cifre ufficiali, 5.546 morti, 29.479 dispersi, 16.740 feriti e 24.477 sfollati.