Ecumenismo: dom Ferrari (priore Camaldoli), “la Parola sconvolge i nostri orizzonti ristretti per inviarci a un mondo da amare e servire”

(Foto Laura Caffagnini per il Sae)

La giornata di martedì alla sessione del Sae sulle Chiese nella secolarizzazione, in corso a Camaldoli fino al 1° agosto, si è aperta con la prima meditazione biblica della settimana, affidata a una voce ebraica, Sandro Ventura, esponente della Federazione italiana per l’ebraismo progressivo (Fiep), all’interno della preghiera del mattino. Le collette che abitualmente si raccolgono alla sessione saranno utilizzate per finanziare un’esperienza estiva in Italia a favore dei giovani israeliani e palestinesi dell’Oasi di pace Neve Shalom Wahat al Salaam, organizzata dagli Amici di Nswas. Il presidente, Brunetto Salvarani, ha spiegato il significato dell’iniziativa, che ha avuto una prima edizione l’anno scorso, sempre sostenuta dai partecipanti alla sessione Sae. A sera si è svolta la prima delle celebrazioni confessionali della settimana, la messa cattolica, nella chiesa del Monastero, presieduta da dom Matteo Ferrari, priore di Camaldoli e priore generale della congregazione camaldolese dell’ordine di San Benedetto. “Dietro la domanda dei discepoli e alla spiegazione della parabola che Matteo costruisce ci sta una comunità che sperimenta la povertà e la fragilità. Una situazione difficile che appartiene ad ogni comunità cristiana che vuole vivere la propria ‘differenza’ rispetto al mondo che la circonda”, ha detto nell’omelia. La prima risposta, ha continuato il priore, “è prima di tutto un messaggio di speranza e di vita che possa sostenere ‘la perseveranza’: il bene, il Regno di Dio, ha già vinto. Per coloro che sanno vedere e accogliere questa invisibile vittoria ecco la bella notizia: ‘Splenderanno come il sole nella casa del loro Padre’. Questa parola di incoraggiamento e di vita è un forte richiamo all’identità cristiana legata a una necessaria marginalità e lacerante poca visibilità”.
Ma c’è un altro elemento della spiegazione dell’evangelista, che può risultare provocatorio: “La Parola non permette che i discepoli rimangano nei loro ristretti confini, nelle loro anguste domande. La Parola allarga i confini, fa saltare le barriere: a una comunità tentata di considerarsi il Regno di Dio, l’evangelo annuncia che ‘il campo è il mondo’. I discepoli devono prendere sul serio la loro vocazione non perché la Chiesa sia il Regno di Dio, ma perché essa è al servizio di questo mondo, un mondo da amare e da servire umilmente perché, nella ‘pazienza di Dio’, è un mondo chiamato alla salvezza”. Ferrari ha concluso: “In questa Eucaristia, in questa sessione di formazione ecumenica del Sae, nella quale ci interroghiamo sulle Chiese nella secolarizzazione, la Parola proclamata nella liturgia, viene ridetta nel nostro oggi, viene fatta risuonare nella nostra vita: ci dice e crea risposte di speranza per le nostre domande e sconvolge i nostri orizzonti ristretti per inviarci a un mondo da amare e servire”. Al termine, il presidente del Sae, Simone Morandini, ha ringraziato la comunità camaldolese per l’ospitalità della settimana, che non è solo offerta di un luogo da abitare ma è condivisione di preghiera e riflessione.

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