“Il lavoro non è una merce da sostituire né una variabile dipendente delle logiche finanziarie, ma un diritto fondamentale sul quale si costruiscono la dignità della persona, la stabilità delle famiglie e la coesione delle comunità”. Lo scrive il vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, mons. Ciro Fanelli, in una nota sulla vertenza dei lavoratori della Pmc Automotive di San Nicola di Melfi, dopo oltre nove mesi di presidio permanente. La diocesi accoglie con favore gli sviluppi emersi da un incontro al ministero delle Imprese e del made in Italy, ma sottolinea che l’accordo raggiunto “rappresenta certamente un passo avanti, ma non può ancora essere considerato un punto di arrivo”: la vertenza resterà aperta finché gli impegni non saranno tradotti nel reinserimento di tutti i dipendenti e nella ripresa della produzione. Il vescovo esprime “sincero e riconoscente ringraziamento” ai lavoratori che hanno mantenuto vivo il presidio, trasformandolo in “un autentico presidio di dignità”. La nota ricorda che la crisi della Pmc “non è un episodio isolato”, ma si inserisce nelle difficoltà dell’intero indotto automotive legato a Stellantis, dopo le vicende di Brose e Tiberina, e chiede una politica industriale capace di garantire “continuità produttiva e tutela dell’occupazione”. “Non è accettabile che centinaia di famiglie vivano per mesi nell’incertezza”, scrive ancora il vescovo, auspicando che settembre porti “la piena attuazione” degli impegni, convinto che “non può esserci autentico sviluppo economico senza giustizia sociale”.