“Amici, tornando sulla normativa di fine vita che le regioni vogliono anticipare rispetto alla normativa nazionale, mi vengono in mente delle domande poste anche da oncologi e palliativisti e cioè di come questa normativa che in tanti chiedono, così come la Corte costituzionale, debba però confrontarsi e riflettere se ne vale la pena a fronte di situazioni che possono accompagnare la persona sofferente e morente”. Ad affermarlo in un video diffuso sui social della diocesi di Parma, mons. Enrico Solmi, all’indomani dell’approvazione della legge regionale sul fine vita. “Penso in particolare alla relazione medico paziente che non potrà mai essere sostituito da qualcosa di artificioso, come una sorta di telemedicina senza la persona o addirittura dall’intelligenza artificiale”. Il vescovo fa il punto poi sulle cure palliative: “in questo dialogo medico paziente assumono un carattere di grande compagnia fatta certamente con i farmaci per impedire il dolore, la depressione, cure fatte anche di una relazione che guarda a 360 gradi la figura del paziente, mostrandolo non come una figura inutile, dannoso all’erario dello Stato e della famiglia, ma come una persona al centro di attenzione e cure fino in fondo”. E conclude: “questo è un discrimine di civiltà: siamo attenti a ciò che potrà succedere”.