“La violenza va contrastata, ma certi provvedimenti dovrebbero essere l’estrema ratio, soprattutto quando parliamo di ragazzi così giovani. Invece rischiano di diventare una scorciatoia, un modo per silenziare il disagio senza prima averlo ascoltato e compreso”. Così in una nota Libera e il Gruppo Abele commentano il disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri, e in particolare la norma che interviene sull’imputabilità dei minori fra i 14 e i 18 anni. “È innegabile che, in determinati contesti, certi comportamenti giovanili possano suscitare allarme e paura nei cittadini. Ma non dobbiamo ridurre quegli adolescenti, spesso privati degli strumenti emotivi e culturali necessari a crescere in maniera armonica, a dei “nemici” della società. I loro comportamenti, anche quelli più gravi, vanno interpretati come un sintomo da curare”. Libera e Gruppo Abele ribadiscono le convinzioni espresse attraverso il percorso “Fame di verità e giustizia” e l’iniziativa “Comunità che educa comunità”: “la risposta alla violenza minorile non può essere solo né soprattutto repressiva. Perché punire quasi mai funziona, mentre educare molto spesso sì.”