Il Cnca-Coordinamento nazionale comunità accoglienti esprime “grande preoccupazione e forte dissenso” per le norme contenute nel nuovo decreto “sicurezza”, che riguardano gli atti di rilevanza penale compiuti da minorenni. Nel testo si prevede, d’ufficio e ex ante, anche per le persone di minore età una presunzione di capacità di intendere e di volere al pari degli adulti.
Per il Cnca “la proposta segna un cambiamento culturale e giuridico rilevante e preoccupante perché introduce la presunzione della piena imputabilità della persona minorenne senza alcuna verifica della sua capacità di intendere e volere. In questo modo si indebolisce uno dei principi fondanti della giustizia minorile italiana: la valutazione individualizzata della persona, della sua storia, del suo livello di maturazione e del contesto familiare e sociale in cui si è sviluppata”.
L’adolescenza è “una fase evolutiva caratterizzata da profondi cambiamenti cognitivi, emotivi e relazionali”. Per questo motivo “l’accertamento della capacità di intendere e di volere non può essere ridotto a una mera presunzione, ma deve essere oggetto di un’analisi approfondita e caso per caso”.
Il Cnca, al pari di tante altre organizzazioni, “non propone l’impunità, ma una giustizia che richieda al minorenne di prendere coscienza dei propri sbagli, di riparare al danno subito da vittime e comunità e di ridefinire il proprio progetto di vita. È il senso della giustizia riparativa su cui noi, come molti altri soggetti, ci stiamo impegnando da anni con risultati molto positivi”.
Il rischio, con questo provvedimento, secondo il Cnca, “è che i ragazzi più fragili, provenienti da contesti di marginalità sociale, povertà educativa, disagio psichico o esclusione, siano esposti a una maggiore penalizzazione senza che vengano adeguatamente considerate le condizioni che hanno contribuito alla commissione del reato”. Questa “giustizia”, sostiene la federazione, “rischia di essere meno efficace nella prevenzione della recidiva e meno capace di promuovere percorsi di reale cambiamento”.
“Riteniamo sorprendente che il coinvolgimento di ragazzi e ragazze anche molto giovani in reti criminali sia imputato (solo) a loro stessi, mentre sono evidenti le responsabilità di coloro – Stato in primis – che non hanno offerto loro altre opportunità di vita”, la denuncia.
Il Cnca conclude ribadendo il proprio “dissenso relativamente a quanto contenuto nel suddetto ddl e riteniamo che la capacità di intendere e di volere delle persone minorenni debba continuare a essere accertata attraverso una valutazione puntuale e personalizzata, nel rispetto dei principi costituzionali e della funzione educativa che caratterizza il diritto penale minorile, senza alcuna modifica all’art. 98 del Codice penale e all’art. 9 del Dpr 448/88”.