R. D. Congo: l’M23 soffoca Bukavu. La denuncia della Chiesa, “non ci sentiamo isolati, ma abbandonati”

“Non ci sentiamo isolati, ci sentiamo abbandonati”: è il grido lanciato da don Floribert Bashimb, vicario generale della diocesi di Bukavu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, al confine con il Ruanda, dove da anni la popolazione vive sotto la pressione delle violenze legate allo sfruttamento delle risorse minerarie. Intervenuto durante una visita alla sede internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), il sacerdote ha denunciato la situazione nella regione, controllata in parte dal gruppo ribelle M23, sostenuto dal Ruanda, che dopo aver preso Goma nel 2024 ha esteso la propria presenza fino a Bukavu, raggiunta nel febbraio 2025. La presenza dei ribelli ha avuto pesanti conseguenze sulla vita quotidiana: “La popolazione soffre perché non può più estrarre minerali e le attività agricole sono ferme per l’insicurezza”, ha spiegato don Bashimb, sottolineando come l’M23 controlli direttamente miniere di oro e coltan, ponendo fine all’attività artigianale e sostituendo in alcune aree la popolazione locale. In questo contesto, anche la Chiesa affronta forti difficoltà. Delle 44 parrocchie della diocesi, 30 stanno perdendo fedeli, mentre sacerdoti e comunità sono chiamati a resistere per evitare l’occupazione di strutture ecclesiali e abitazioni. “Quando la gente sente le campane della chiesa, sa che nel villaggio c’è vita”, ha affermato il sacerdote, evidenziando il ruolo della presenza ecclesiale come segno di speranza. L’isolamento pesa soprattutto sui giovani, in particolare sui seminaristi impossibilitati a rientrare nelle loro diocesi e bisognosi di aiuti materiali. Nonostante la situazione, i rapporti con le forze dell’M23 restano al momento relativamente stabili, anche grazie a interventi della Chiesa in casi di arresti arbitrari. “Il nostro popolo è esausto – ha concluso don Bashimb –. Le risorse del Congo vengono sfruttate da secoli, ma la gente resta povera e affamata. La violenza genera altra violenza”. In questo scenario, Acs continua a sostenere la Chiesa locale: nel 2025 la Fondazione ha finanziato 258 progetti nel Paese, soprattutto per la formazione dei sacerdoti e il sostegno alle comunità colpite dal conflitto.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa