Nicaragua: la co-presidente Murillo attacca i sacerdoti, definendoli “fannulloni di Twitter”. Alcuni di loro dall’esilio, “non possiamo tacere di fronte a ingiustizie e atrocità”

I sacerdoti nicaraguensi in esilio rispondono, attraverso il sito indipendente “100% Noticias” agli attacchi della co-presidente Rosario Murillo, moglie di Daniel Ortega, la quale ha chiesto pubblicamente alla Chiesa cattolica di espellerli, definendoli inoltre “fannulloni di Twitter” e “invidiosi” perché vivono in esilio. Il sacerdote Nils de Jesús Hernández, attualmente in servizio nella chiesa di Regina della pace a Waterloo (Iowa, Stati Uniti), risponde così: “Abbiamo il mandato di Cristo di essere voci profetiche perché nel battesimo siamo stati configurati, tutti i battezzati, ad essere come Cristo sacerdote, come Cristo profeta e come Cristo re. Pertanto, come Cristo profeta siamo inviati ad annunciare la parola di Dio, la buona novella. Ma siamo anche inviati a denunciare le ingiustizie”.
Da Miami, il sacerdote in esilio Edwin Román afferma: “Un sacerdote non deve mai tacere di fronte alle atrocità che una dittatura commette contro il proprio popolo. Tacere per me, in esilio, significherebbe essere complice”. Il sacerdote ha inoltre chiarito che denunciare gli abusi non significa partecipare alla politica di parte: “Un sacerdote non deve fare politica di parte, non bisogna confondere le cose. Siamo chiamati a denunciare il male, non a essere complici”.

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