Sud Sudan: Save the Children, distrutti ufficio e centro sanitario. “Aumenta la violenza, impatto su famiglie e bambini”

Un ufficio di Save the Children è stato saccheggiato e dato alle fiamme e un centro sanitario è stato distrutto a Walgak, nello Stato orientale di Jonglei in Sud Sudan, dove l’escalation di violenze nelle ultime quattro settimane ha costretto oltre 235.000 persone a fuggire dalle proprie case. Lo rende noto Save the Children, organizzazione presente nel Paese dal 1991 e che conta 350 operatori sul campo, impegnati a garantire ai bambini l’accesso all’istruzione, alle cure sanitarie e alla nutrizione, oltre a sostenere le famiglie attraverso interventi per la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza. L’organizzazione ha annunciato la sospensione di tutte le attività a Walgak, nella contea di Akobo, e l’evacuazione dei 30 operatori presenti nell’area, dopo che l’ufficio sul campo è stato completamente incendiato e il Centro di assistenza sanitaria primaria distrutto, interrompendo servizi essenziali per centinaia di bambini e famiglie.
“Il conflitto si è intensificato in modo significativo in tutto il Sud Sudan – si legge in una nota – dopo la ripresa dei combattimenti dalla fine di dicembre, in particolare nello Stato di Jonglei, il più grande del Paese e anche uno dei più colpiti dalla crisi alimentare. Migliaia di persone stanno abbandonando le aree colpite e raggiungono le zone limitrofe, dove l’accesso all’acqua, ai servizi igienico-sanitari e all’assistenza sanitaria sono minimi, e hanno un disperato bisogno di aiuti umanitari. Save the Children è pronta a distribuire beni di prima necessità non appena sarà possibile accedere alle aree colpite in condizioni di sicurezza”.
Chris Nyamandi, direttore di Save the Children in Sud Sudan, commenta: “Non abbiamo avuto altra scelta se non sospendere a tempo indeterminato le nostre operazioni a Walgak dopo ripetuti attacchi, nonostante il grave impatto che questa decisione avrà su tante famiglie e bambini che dipendono dai nostri servizi essenziali. Quando le strutture umanitarie vengono attaccate, a pagarne il prezzo sono i civili, soprattutto i bambini. Queste azioni sono inaccettabili e devono cessare immediatamente. Le risorse umanitarie devono essere protette”. Save the Children chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto di “cessare immediatamente gli attacchi contro le infrastrutture umanitarie, di rispettare il diritto internazionale umanitario e di adempiere agli obblighi di protezione dei civili e degli operatori umanitari”.

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