La povertà in Italia “non è un’emergenza, ma un problema strutturale, trasversale, complesso e plurale, che i dati Istat non bastano a fotografare”. Lo ha sottolineato oggi Antonio Russo, portavoce nazionale di Alleanza contro la povertà, durante la presentazione del rapporto “L’Italia delle povertà”, realizzato dall’Alleanza contro la povertà insieme a Iref. “Questo rapporto è in continuità con il lavoro svolto in questi mesi – ha ricordato Russo – con l’obiettivo di studiare la povertà, le sue cause e le sue ricadute, e di monitorare l’efficacia delle politiche di contrasto”. Ne emerge che “non esiste la povertà, ma le povertà. E l’area della quasi-povertà si è ampliata e si assiste a una progressiva normalizzazione della povertà stessa, che entra nella vita quotidiana senza manifestarsi come marginalità estrema”, ha osservato ancora Russo, evidenziando che “la povertà è un processo, non uno stato ed è il prodotto di condizioni che non sono mai state realmente prese in carico. Oggi è sempre più difficile riscattarsi da una condizione di povertà relativa o assoluta”. In tale contesto, le misure statistiche, “pur necessarie, non riescono a fotografare tutti i volti della povertà, mentre le politiche di contrasto faticano a essere implementate, come dimostrano le difficoltà nel passaggio dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione e al Supporto per la formazione e il lavoro. Anche il racconto pubblico della povertà condiziona fortemente le politiche e per questo abbiamo incluso nel rapporto un capitolo dedicato proprio a questo”, ha aggiunto il portavoce.
Il rapporto rileva come la povertà, negli ultimi tempi, si sia profondamente trasformata, andando a colpire fasce della popolazione per così dire “insospettabili”. “ Oggi – ha spiegato Remo Siza, membro del Comitato tecnico di Alleanza contro la povertà in Italia e tra gli autori del rapporto – circa l’80% della popolazione vive condizioni economiche accettabili o in crescita, mentre il restante 20% ruota intorno alla povertà, anche se le statistiche ufficiali non collocano questa fascia tra i ‘poveri’”. All’interno di quest’area, dunque, “c’è un mondo di povertà non ufficiale, fatto di deprivazione e ristrettezze economiche, che spesso non emerge dalle statistiche”. Tra i principali fattori di impoverimento, Siza ha indicato “bassi salari, instabilità lavorativa, lavori intermittenti”. Preoccupa anche l’aumento della povertà minorile, che “ha raggiunto nel 2024 il valore massimo almeno degli ultimi 10 anni. Non solo: la nascita di un figlio incrementa di quattro punti percentuali il rischio di povertà, con un’incidenza dell’8% tra i minori italiani e del 40% tra quelli stranieri”.