Intelligenza artificiale ed economia mondiale: McCormick, “recuperare una politica sobria fatta di contrattazione, compromesso e gradualità”

“Incertezza” è il termine chiave che emerge dal panorama dell’intelligenza artificiale (AI) che “sta trasformando l’economia mondiale e crea monopoli che esercitano un potere economico e politico che va oltre la portata della maggior parte dei governi”, scrive William McCormick S.I. nel quaderno n. 4202 de La Civiltà Cattolica in uscita oggi.
Dopo avere analizzato gli scenari globali, l’autore si sofferma sull’Unione europea evidenziando che la regolazione dell’intelligenza artificiale nell’Ue rivela “la tensione tra integrazione dei mercati e sovranità nazionale”. Sebbene molti cittadini europei si fidino più dell’Ue che di Stati uniti o Cina nella governance dell’AI, il livello di fiducia varia molto tra i Paesi. Persistono timori che norme troppo rigide frenino la crescita economica. “Con Stati uniti e Cina in testa – ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde – l’Europa ha già perso l’opportunità di essere un precursore nell’ambito dell’AI”. Un altro fronte sensibile riguarda il lavoro: l’AI influenzerà salari, formazione e potere contrattuale, ridisegnando le catene globali del valore e i processi di esternalizzazione.
A proposito degli Usa, McCormick osserva che le dinamiche politiche emergono soprattutto attorno ai data center, infrastrutture essenziali per l’AI ma ad alto consumo di energia, acqua e territorio. In un contesto di inflazione e scarsità idrica, cresce la resistenza delle comunità locali, mentre il Chips and Science Act, promulgato dal presidente Biden nel 2022, punta a rafforzare la produzione nazionale di semiconduttori, pur tra dubbi sui reali benefici della legge che, malgrado ciò, “rimane una delle politiche statunitensi più importanti in materia di AI, ed è stata sostenuta anche dall’amministrazione Trump”.
Ma oltre alle questioni economiche e infrastrutturali, osserva ancora il gesuita, si pone il tema cruciale dell’educazione civica: come preparare i cittadini a comprendere e governare trasformazioni così profonde in un’epoca segnata da polarizzazione, disaffezione politica, riduzione dell’istruzione a mera formazione tecnica e narrazioni apocalittiche sulle ricadute dell’intelligenza artificiale. “Data l’inevitabile incertezza su come l’AI svilupperà e rimodellerà il mondo, tale apocalitticismo pretende di possedere una conoscenza che nessuno possiede e rischia di distogliere l’attenzione dei pensatori riflessivi e attenti dal compito concreto che li attende. L’industria dell’AI e le tecnologie a essa associate, come qualsiasi altro paradigma della vita moderna – conclude l’autore –, richiedono il recupero di una politica sobria e dei suoi ordinari strumenti di ‘contrattazione, compromesso e gradualità’”.

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