Nel contrasto alla povertà, “Assegno di inclusione e Supporto formazione lavoro non bastano: hanno durata limitata e importi insufficienti”. Lo hanno evidenziato oggi le ricercatrici Franca Maino e Chiara Agostini durante la presentazione del rapporto “L’Italia delle povertà”, realizzato dall’Alleanza contro la povertà insieme a Iref. “Servono un reddito minimo e il superamento delle logiche categoriali e della concezione work-oriented, che trasforma il lavoro in un adempimento obbligatorio”, hanno aggiunto sottolineando anche la necessità di “formazione, orientamento e politiche sociali”.
Tra le raccomandazioni presentate dall’Alleanza contro la povertà insieme ci sono: “superare la frammentazione istituzionale”, istituire “una cabina di regia permanente”, “rafforzare i servizi sociali e per il lavoro”, investire in formazione e “costruire sistemi di monitoraggio e valutazione capaci di generare apprendimento. Se la povertà è, come appare evidente, un fenomeno multidimensionale, anche le politiche e le misure di contrasto devono esserlo, nell’ambito di una governance che deve essere plurale”.
Nel commentare i contenuti del rapporto Gianfranco Zucca, ricercatore Iref, si è soffermato sull’insufficienza delle statistiche ufficiali relative alla povertà: “Il rapporto propone un uso più articolato degli indicatori – ha detto –. I tredici indicatori di base non sono sufficienti: per esempio, si può razionare il cibo e non risultare poveri, oppure si può essere poveri e non razionare il cibo”. Anche il nesso tra affitto e povertà può essere fuorviante: “Istat, Caritas e Inapp sono concordi nell’evidenziare il nesso tra povertà e locazione, il che vuol dire che chi ha casa di proprietà non è povero. Ma anche questo non è vero: nel rapporto riportiamo dati su famiglie proprietarie di casa ma in condizione di quasi-povertà, perché magari l’immobile che possiedono è un vecchio casolare di poco valore”, ha detto ancora Zucca. Un altro dato fuorviante riguarda la sostituzione dei cosiddetti beni durevoli: “La percentuale di persone che non riescono a sostituirli è diminuita, ma questo non significa che queste persone non siano povere. Quante di queste, per sostituire quel bene, si sono indebitate? Tante, visto che la percentuale di famiglie indebitate per credito al consumo è cresciuta, grazie anche al meccanismo del ‘buy now, pay later’, in cui spesso sono richieste pochissime garanzie”, ha detto ancora Zucca.