“PeaceMed” fa tappa a Istanbul. I rappresentanti di 31 realtà – Caritas nazionali e organizzazioni della società civile – dei Paesi del Mediterraneo (anche Paesi limitrofi e Corno d’Africa) di nuovo insieme per porre le basi dell’impegno futuro. Si tratta di riflettere insieme sui principi che unificano attorno al tema della pace (e non solo) e di costituire la rete (il network) che potrà dare attuazione a quanto appreso nel corso del 2025 e di questo inizio 2026.
Il progetto “PeaceMed – Promuovere la pace come bene comune” nasce, spiega Caritas Italiana, con “un obiettivo chiaro e concreto: favorire la pace e lo sviluppo sostenibile nelle comunità, prevenendo e gestendo i conflitti attraverso il rafforzamento della società civile”.
In un’area complessa e fragile come quella mediterranea “PeaceMed” è “un segno (un sogno?) concreto di collaborazione transnazionale, che supera confini geografici, culturali e religiosi”.
“Istanbul è una città plasmata dall’incontro. Per secoli è stata un luogo in cui culture, tradizioni e fedi si sono incontrate. La convivenza non è sempre stata facile, ma ha creato profondità e resilienza. Forse questo la rende un luogo adatto per un incontro dedicato al rafforzamento della cooperazione per la pace nel Mediterraneo”. Con queste parole il direttore di Caritas Turchia, p. Petru Varga, dà il benvenuto al gruppo di PeaceMed.
Il percorso comune – con incontri residenziali a Cipro e Roma e ora in Turchia, e con momenti di formazione online curati da Rondine, Cittadella della Pace – ha finora costruito relazioni, fiducia e visioni condivise. Cofinanziato dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, “PeaceMed” rappresenta un esempio di come la cooperazione possa tradursi in azioni concrete per comunità più coese e inclusive.
Al momento di apertura presso la chiesa di Santa Maria Draperis intervengono l’arcivescovo Sabri Anar (presidente) e p. Petru Varga (direttore) per Caritas Turchia, Paolo Valente (vicedirettore di Caritas Italiana), Benedetta Matterazzo e Alessandro Cadorin per Caritas Italiana, Alice Testa (consigliera) per l’Ambasciata italiana e Mauro D’Andrea (direttore), per Rondine Cittadella della Pace, frate Milad Yacoub (direttore) per Caritas Istanbul.
“Il bene comune è una condizione indispensabile per una pace reale e durevole”, dice mons. Sabri, vescovo caldeo, nel suo saluto. “La pace non può esistere senza giustizia, senza rispetto della dignità umana, senza l’accesso equo alle risorse e senza l’accettazione delle nostre differenze”.
Il direttore p. Petru ribadisce la disponibilità di Caritas Turchia a contribuire attivamente allo sviluppo della rete PeaceMed: “La creazione di questa rete rappresenta un passo concreto verso una partnership più profonda”.
“L’augurio di tutti noi”, conclude il vicedirettore di Caritas Italiana, “è che questo progetto continui a essere seme di speranza nel Mediterraneo e testimonianza concreta che la collaborazione tra società civile, istituzioni e comunità locali può davvero trasformare i conflitti in occasioni di incontro e di futuro condiviso”.