“I dati sulla percezione della corruzione dimostrano la rilevanza delle politiche di prevenzione e contrasto della corruzione”. Lo ha sostenuto, stamattina, Giovanni Melillo, procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, intervenendo alla presentazione a Roma dell’edizione 2025 dell’Indice della percezione della corruzione (Cpi) diffuso oggi da Transparency International.
Ricordando che “la corruzione non è soltanto quella del pubblico ufficiale ma anche quella del privato e soprattutto nelle società dove anche i pubblici poteri agiscono attraverso con strumenti del diritto privato i confini tra corruzione politico-amministrativa e corruzione privata diventano sempre più sempre più labili”, il procuratore ha sottolineato “la diffusione della corruzione non soltanto quella pubblica, ma anche quella privata, è percepita dal cittadino come un fattore di acutizzazione delle disuguaglianze, di riduzione delle opportunità, di cristallizzazione delle differenze sociali, di espansione dei poteri criminali, tra cui quelli della criminalità organizzata”.
Melillo ha, quindi, parlato della crisi del diritto internazionale, citando l’Executive Order del presidente Trump (10 febbraio 2025) che ha sospeso l’applicazione delle leggi sulla corruzione internazionale per favorire la competitività delle imprese americane, segnando un capovolgimento della prospettiva inaugurata nel 1977, e del ruolo dell’Unione europea, evidenziando che, in un ordine globale frammentato, la nuova direttiva anticorruzione Ue possa rappresentare una scelta strategica per difendere lo Stato di diritto e la competitività basata sull’integrità.
Rilevando, poi, come le organizzazioni mafiose abbiano sempre avuto una predilezione per la corruzione, il procuratore nazionale ha avvertito: “Le mafie sono organizzazioni violente ma sono anche altro. In generale sono organizzazioni che producono beni e servizi illegali, ma anche beni e servizi legali a condizioni illegali e, come tutte le strategie di penetrazione, da questo punto di vista la corruzione è uno strumento molto più efficace della violenza”. Questo “contribuisce a spiegare come, in diretta corrispondenza della cessazione dei conflitti interni o tra organizzazioni mafiose, si sia ceduto il passo alla organizzazione imprenditoriale degli interessi mafiosi. Oggi le mafie sono autentiche costellazioni di imprese e tra gli asset fondamentale c’è quello di tessere relazioni corruttive. Questo spiega come le politiche di prevenzione della corruzione siano anche di contrasto alla criminalità mafiosa”.
Per Melillo, infine, “la contrazione del diritto internazionale, in particolare quello internazionale penale, è destinata a produrre effetti negativi sull’efficacia dell’azione di contrasto alle organizzazioni mafiose”.