La qualità straordinaria dei violini di Antonio Stradivari non nasce solo dal genio del liutaio, ma anche da una scelta del materiale tutt’altro che casuale.

Foto Cnr-Ibe/SIR
Una nuova ricerca internazionale coordinata dal Cnr-Ibe (l’Istituto per la bioeconomia del Cnr, ndr) rivela che Stradivari selezionava sistematicamente abeti rossi d’alta quota provenienti dalle Alpi, in particolare dalla Val di Fiemme.
L’analisi dendrocronologica di 314 serie di anelli di accrescimento appartenenti a 284 strumenti autentici mostra come il maestro cremonese prediligesse legni cresciuti durante il Minimo di Maunder (1645–1715), un periodo caratterizzato da temperature più basse e stagioni vegetative brevi. Queste condizioni climatiche hanno prodotto tavole armoniche con anelli sottili, regolari e omogenei, ideali per ottenere la risposta acustica che ancora oggi rende celebri i suoi strumenti. Lo studio evidenzia inoltre che, nella sua “golden age”, Stradivari concentrò l’approvvigionamento proprio in quest’area del Trentino, utilizzando spesso tavole ricavate dallo stesso tronco per violini costruiti anche a distanza di anni. La ricerca non solo affina la conoscenza delle sue tecniche, ma conferma il ruolo cruciale delle foreste alpine nella tradizione liutaria cremonese, rendendo omaggio anche al lavoro del dendrocronologo John Carass Topham (1951–2025), “che ha raccolto molti dei dati oggi analizzati” contribuendo “in modo determinante a definire le metodologie oggi adottate nello studio dendrocronologico degli antichi strumenti musicali”, spiega Mauro Bernabei del Cnr-Ibe e coordinatore della ricerca.