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Ungheria: pubblicati i “fascicoli degli agenti” del regime comunista. I vescovi: “Le Chiese furono tra i principali bersagli della dittatura”

“Durante la dittatura comunista, oltre 100 sacerdoti e religiosi furono uccisi, mentre circa duemila vennero incarcerati o costretti al trasferimento forzato. Le attività della maggior parte degli ordini religiosi furono vietate, lasciando circa 11.500 religiosi e religiose privi di ogni mezzo di sostentamento; le comunità fondate dalla Chiesa, i movimenti giovanili e le associazioni culturali furono messi fuori legge, e la stragrande maggioranza delle scuole gestite dalla Chiesa fu nazionalizzata. Le Chiese furono tra i principali bersagli della dittatura”. Lo ricordano i vescovi ungheresi, in una dichiarazione diffusa nel giorno della pubblicazione dei “fascicoli degli agenti”, documenti dei servizi segreti resi noti il 4 novembre, giorno del 70° anniversario dell’intervento militare sovietico che schiacciò la “Rivoluzione ungherese”. La pubblicazione è stata accompagnata da un portale che rende rintracciabili i nomi di decine di migliaia di persone schedate o reclutate durante la dittatura comunista. Nell’elenco degli agenti anche sacerdoti e persone legate alla Chiesa: “Alcuni, effettivamente, collaborarono con il partito-Stato”, scrivono i vescovi, che chiedono perdono alle vittime e alle loro famiglie. E sottolineano i vescovi: “I principali complici del passato comunista non furono le persone reclutate, ma gli ufficiali che le gestivano, i vertici del partito-Stato e coloro che hanno attivamente fatto funzionare la dittatura”. Secondo i vescovi, la riconciliazione e la guarigione delle ferite del passato “può essere raggiunta solo attraverso la verità”.

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