Magnifica humanitas: mons. Bressan (Milano), “i lavori legati al contesto della cura non sono più riconosciuti come lavoro”

(Foto SIR)

“Tutto ciò che è legato allo sviluppo digitale, all’intelligenza artificiale raccoglie molto denaro”, mentre “occupazioni più ordinarie e anche più fondamentali, come tutti i lavori legati al contesto della cura, non sono più riconosciuti come lavoro”. Così mons. Luca Bressan, vicario episcopale dell’arcidiocesi di Milano, ha commentato il capitolo dell’enciclica “Magnifica humanitas” dedicato al lavoro, intervenendo ieri al primo webinar del corso promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. “Il lavoro non può essere misurato solo dal parametro del reddito”, ha avvertito, perché in gioco c’è l’identità stessa della persona. Il presule ha richiamato il racconto della Genesi, in cui Dio affida all’uomo il compito di dare il nome agli esseri viventi: quando chiede ai genitori dei cresimandi in quale momento si siano sentiti davvero riconosciuti, ha raccontato, “intervengono sempre le mamme” per dire che è stato quando il figlio le ha chiamate per la prima volta “mamma”. Un lavoro che impedisce questo “atto di nominazione”, ha spiegato, pone “un problema molto più profondo anche a un livello antropologico”. Sul piano della giustizia sociale, mons. Bressan ha osservato che “oggi quattro-cinque persone al mondo decidono il destino di tutti a partire dai big data” e che servono “grammatiche nuove all’altezza della sfida”, perché “l’Onu ormai è spettatrice come tutti noi”. Il corso proseguirà giovedì prossimo.

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