Giovani e anziani: Chelli (Istat), ostruzione di una società multiculturale “non è un capitolo a parte, ma una condizione della tenuta demografica e sociale del Paese”

“Viviamo oggi in una società in cui convivono – insieme e più a lungo – diverse generazioni e culture, i cui percorsi di vita e relazioni contribuiscono a ridefinire il contesto demografico, sociale ed economico del nostro Paese. Siamo nel corso di una trasformazione importante”. Lo ha detto in un messaggio video il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, portando il suo saluto, in Senato, alla presentazione del volume “Stare nel mondo. Giovani e anziani dell’Italia longeva e multiculturale”, pubblicato da “Il Mulino” su iniziativa dell’Istituto Toniolo e della Fondazione Migrantes della Cei, in collaborazione con l’Istat. L’invecchiamento della popolazione “procede rapidamente: le persone anziane sono ormai molto più numerose dei bambini e dei ragazzi, e nei prossimi decenni questa tendenza si accentuerà ulteriormente”, ha spiegato aggiungendo che le “migrazioni dall’estero, così intense nei primi anni Duemila, hanno in parte contrastato questa dinamica, sostenendo la popolazione in età attiva e ringiovanendo la struttura demografica del Paese. Ma tale apporto si è ridotto nell’ultimo decennio: ai flussi legati a progetti di vita duraturi, si sono progressivamente sostituiti flussi dettati dall’emergenza, più transitori. E nel frattempo è ripresa l’emigrazione dei cittadini italiani, in particolare più giovani e istruiti”. Per il presidente dell’Istat “il rapporto tra le generazioni è un legame di reciproca dipendenza che contribuisce a tenere insieme famiglie e comunità”, le “fragilità dei giovani e quelle degli anziani sono diverse, asimmetriche, ma intrecciate, e intervenire sulle une senza agire sulle altre non funziona se si vuole conseguire l’obiettivo del benessere collettivo”. E poi la costruzione di una società multiculturale “non è un capitolo a parte, ma una condizione della tenuta demografica e sociale del Paese: le ‘nuove’ generazioni di oggi – multiculturali e digitali – sono i cittadini di cui avremo bisogno domani”. Il futuro dei territori, delle pensioni, dei servizi e della stessa democrazia ha tra i suoi “presupposti un investimento comune: il dialogo tra generazioni e tra culture, che a sua volta necessita di una base di conoscenza condivisa”.

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