“L’integrazione intergenerazionale e interculturale è un processo a doppio senso che richiede aperture e sforzi di comprensione da parte di tutti: giovani e anziani, nativi e immigrati. Ma tutto questo non è possibile se non è accompagnato da un cambiamento culturale che riporti al centro dell’agire politico, personale e comunitario il valore della cura, della solidarietà e della continuità tra età diverse della vita e tra diverse etnie”. Lo ha detto questa mattina l’economista Anna Maria Tarantola concludendo, al Senato, i lavori della presentazione del volume “Stare nel mondo. Giovani e anziani dell’Italia longeva e multiculturale”, pubblicato da “Il Mulino” su iniziativa dell’Istituto Toniolo e della Fondazione Migrantes della Cei, in collaborazione con l’Istat. Per Tarantola “sarebbe utile un nuovo patto sociale tra generazioni e etnie che restituisca equilibrio tra chi dà e chi riceve, tra chi lavora e chi ha lavorato, tra chi nasce e chi arriva in un contesto di turbolenta innovazione tecnologica. Diffondere una cultura del rispetto della dignità di tutti gli esseri umani è fondamentale”. Le ricerche raccolte nel volume muovono dalla convinzione che “il modo più giusto ed efficiente di stare nel mondo sia quello di operare insieme per un mondo migliore per tutti” e concentrano l’attenzione sulle relazioni tra giovani e anziani in un contesto sempre più multiculturale. Dall’indagine sul campo emerge “un quadro variegato che fa ben sperare sulla capacità di giovani e anziani di saper cogliere ed alimentare gli aspetti positivi della loro relazione”. Allo stesso tempo vengono evidenziate alcune criticità che richiedono interventi tempestivi. Tra queste, il declino demografico. L’obiettivo indicato è quello di costruire un “ponte intergenerazionale” capace di “superare le contrapposizioni e integrare le esperienze del passato degli anziani con le aspettative dei giovani”. Questo richiede una “responsabilità condivisa” che coinvolga famiglie, scuole, università, imprese, istituzioni e mondo della comunicazione. Tra le proposte Tarantola indica un ampio “progetto educativo, formativo, informativo”, “appostiti luoghi di incontro”, una “opportuna legislazione”, il “coinvolgimento delle aziende che si trovano a dover gestire una situazione del tutto nuova” e “l’attivazione delle comunità e dei corpi intermedi”.