Giovani e anziani: mons. Felicolo (Migrantes), “custodiscono la memoria e costruiscono il futuro”

Foto Iaria/SIR

I nonni sono “considerati i custodi terreni della famiglia”. Ma l’anziano è custode anche “della memoria, ad esempio, della storia di famiglia, della storia dei luoghi, dei territori, del nostro Paese. Gli anziani possono sempre testimoniare ciò che è stato e consegnarlo nelle mani di chi oggi può fare al posto loro, di chi ha l’età per essere in azione. Gli anziani possono e devono avere la responsabilità di custodire con cura e la pazienza di tramandare con attenzione”. Lo ha detto questa mattina mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, portando il suo saluto alla presentazione del volume “Stare nel mondo. Giovani e anziani dell’Italia longeva e multiculturale”, pubblicato da “Il Mulino” e curato da Fabio Introini, Delfina Licata e Cristina Pasqualini in corso al Senato su iniziativa dell’Istituto Toniolo e della Fondazione Migrantes, in collaborazione con l’Istat. Il direttore dell’organismo pastorale della Cei evidenzia il lavoro comune tra enti diversi che hanno portato a questa ricerca per analizzare la realtà e “dare poi il proprio contributo nell’affrontare le criticità di oggi, ponendosi, di volta in volta, obiettivi impegnativi. E anticipando, se possibile, le necessità che emergono nella vita delle persone, le forme di fragilità e le carenze di un sistema pubblico e privato a volte troppo distante da singoli e famiglie”. La ricerca – ha aggiunto -racconta come giovani e anziani “sentano forte il desiderio di impegnarsi e cerchino di attuare questo impegno nonostante i tanti ostacoli da superare, primo tra tutti la considerazione limitata che si ha sia dell’una che dell’altra categoria. La prima, i giovani, perché non sono ancora, non hanno maturato diritti a essere, e la seconda, gli anziani, perché non sono più, troppo avanti con l’età per poter ancora contribuire”. Il direttotre Migrantes ha evodenziato il bisogno di un nuovo patto generazione anche “tra chi parte e chi arriva, chi ritorna e chi decide di ripartire e tra chi, invece, stabilisce di restare e non partire, al di là della cittadinanza posseduta o acquisita, del luogo del mondo in cui è nato, del territorio in cui risiede, del luogo del mondo che ha scelto come casa per sé e i suoi cari”.

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