La parrocchia “Sacro Cuore” di Sant’Agata Militello ha ospitato la Festa dei giornalisti e degli operatori delle comunicazioni sociali della diocesi di Patti. Il vescovo Guglielmo Giombanco ha presieduto la celebrazione della messa e nella sua omelia ha fatto risaltare, prendendo spunto dalla parabola del seminatore, come ognuno debba “seminare la verità, in un contesto in cui spesso è mistificata e in cui ciascuno si sente portatore di una verità assoluta”. “Che cos’è la verità? È la domanda che riecheggia da secoli, fin dal processo subito da Gesù davanti a Pilato”, ha chiesto il presule. Quindi, facendo riferimento a Pascal, ha evidenziato come la verità debba essere “cercata, dimostrata, distinta dalla falsità. Così gli operatori delle comunicazioni sociali potranno essere davvero comunicatori di verità”.
È seguito un incontro su “Disinformazione e fake news”; dopo il saluto di Nicola Arrigo, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Patti, Chiara Ippolito, dell’Ufficio stampa della Cesi, ha offerto una riflessione, resa ancor più incisiva da una comune attività laboratoriale che ha suscitato l’attenzione e la partecipazione dei presenti. Ippolito ha fatto riferimento anche al Messaggio di Papa Leone per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Custodire voci e volti umani”, partendo dalla considerazione che “la verità è sottile e complessa da trovare, ma la dobbiamo raccontare”. Per questo ha fatto riferimento alla diversità dei contenuti: prefabbricato, manipolato, fuorviante, ingannevole “da cui emerge chiaramente la responsabilità di ciascuno a tenere sempre presenti precisi doveri quali il rispetto della verità sostanziale dei fatti, la verifica delle fonti, l’eventuale rettifica della notizia, il contrasto all’infodemia (diffusione di una quantità eccessiva di informazioni)”. Ha anche posto l’attenzione su quello che ha definito “il virus delle fake news, perché è una malattia che si diffonde e inficia il lavoro giornalistico”. Per questo ha richiamato il fondamentale metodo delle “5 W” (who, what, when, where, why) e ha rimarcato che “la verità ce l’abbiamo ed è la persona che sta dietro ogni notizia. Le fake news sono come uno specchio che deforma, spesso abbiamo notizie massificate, si suscita emotività attraverso la paura o la rabbia, si generalizza”. “La tecnologia – ha concluso – è fondamentale se si sa usare, ma manca sempre della mia umanità; è allora indispensabile insinuare dubbi e non trovare risposte, cercare parole che custodiscono e non che deformano”.
Il vescovo ha concluso l’incontro esortando tutti “a saper diffondere una parola alternativa ed efficace in un mondo spesso disorientato”.