Unità dei cristiani: mons. Brunetti (Alba), “non è solo un desiderio umano, ma una chiamata divina”. L’auspicio di “un ecumenismo di pace”

“Non rimanere bloccati nelle nostre divisioni, ma a riconoscere che, in Cristo, tutti siamo chiamati a vivere nella luce. L’unità che cerchiamo non è solo un desiderio umano, ma una chiamata divina”. È l’esortazione espressa ieri dal vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti, durante la messa che ha presieduto in cattedrale per la chiusura della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani.
Commentando le letture offerte dalla liturgia, il presule ha osservato che “le divisioni tra i cristiani non sono semplicemente questioni di dottrina o di pratica, ma ferite profonde nel corpo di Cristo. Ogni volta che ci separiamo, perdiamo una parte della nostra testimonianza al mondo”. “La nostra missione – ha continuato – non è solo quella di annunciare il Vangelo, ma anche di lavorare insieme, superando le barriere che ci separano”. Il vescovo ha poi richiamato “alcune citazioni che ci ispirano a promuovere l’unità”. La prima è di san Giovanni Paolo II: “L’unità dei cristiani non è un’opzione, ma una necessità”. “Questa necessità – ha commentato mons. Brunetti – non deriva solo da un desiderio umano, ma dalla volontà di Dio, che vuole che tutti siano uno, come Cristo e il Padre sono uno”. Il Concilio Vaticano II, nel documento “Unitatis Redintegratio”, ha sottolineato che “la ricerca dell’unità è un compito che richiede umiltà e apertura”. “Questo – ha rilevato il vescovo – ci invita a riconoscere i nostri limiti e le nostre fragilità, ma anche la grandezza della grazia di Dio che ci chiama a lavorare insieme. L’unità non significa uniformità, ma riconoscere e celebrare la diversità all’interno di un’unica fede”. C’è poi una sfida: come diceva il card. Walter Kasper “il dialogo non è solo una strategia, ma una forma di vita”. Per cui, secondo mons. Brunetti, “dobbiamo essere disposti ad ascoltare e a comprendere le esperienze e le fedi degli altri, aprendo il nostro cuore e la nostra mente”. E se è vero che “non possiamo cambiare il mondo da soli”, “possiamo iniziare a costruire ponti, a superare le divisioni e a vivere l’amore di Cristo in modo concreto. La luce che abbiamo ricevuto in Cristo è un dono da condividere, e insieme possiamo portare speranza e gioia a un mondo che ne ha tanto bisogno”. “Auspichiamo da Dio la forza di un ecumenismo di pace, capace di farsi artigiani di pace, superando ogni forma di divisione”, ha concluso il vescovo: “L’unità dei cristiani è il primo segno di credibilità verso il pianeta bisognoso di pace”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi