Sport: Firenze, messa in suffragio di Rocco Commisso. Card. Betori, “di fronte alla morte cerchiamo parole che diano speranza”

“Quando ci lascia una persona che abbiamo stimato per come ha vissuto e per quanto ha realizzato con il suo lavoro, quando ci lascia una persona a cui dobbiamo gratitudine per quanto ha dato alla nostra città, quando ci lascia una persona a cui abbiamo voluto e vogliamo bene perché ci ha fatto dono della sua umanità – idee, azioni e cuore –, dobbiamo confessare che fatichiamo a trovare parole”. Con queste parole il card. Giuseppe Betori, arcivescovo emerito di Firenze, ha aperto questo pomeriggio in cattedrale l’omelia pronunciata nella celebrazione in suffragio di Rocco Commisso, presidente della Fiorentina. Un dolore condiviso davanti alla morte “dell’uomo Rocco, dell’affettuoso sposo di Caterina e padre di Giuseppe e Marisa, dell’affermato imprenditore, del generoso presidente della Fiorentina, dell’innamorato di Firenze, dell’amico di tanti tra noi”. Di fronte allo scandalo della morte, il cardinale ha indicato nella Parola di Dio l’unico sguardo capace di andare oltre, per “ricevere una luce che penetri il mistero della vita e della morte e ci dia ragione dello strappo che la morte arreca alla bellezza e alla gioia dell’esistenza”. La risposta della fede, ha ricordato Betori, sta nell’annuncio che “il disegno di Dio sul mondo non ha come traguardo l’annientamento nella morte, ma l’apertura a una vita che è per sempre” e nella certezza che “la nostra speranza non è un sogno, un desiderio, un auspicio; essa è vera e fondata perché ha un fondamento reale, un fatto: la risurrezione di Gesù”. Ripercorrendo la vita di Commisso come servizio, il cardinale ha richiamato i contesti in cui esso si è manifestato, “famiglia, lavoro, impegno sociale, promozione dello sport”, rileggendo l’intera esistenza come “un molteplice servizio di cui in tanti, negli Stati Uniti d’America e qui a Firenze, abbiamo colto i frutti”. Nell’epilogo, affidato a un ricordo personale legato al Viola Park, Betori ha evocato l’immagine di Rocco Commisso che desiderava “porre tutto sotto lo sguardo benedicente di Dio, nelle sue mani”, affidandolo infine alla preghiera perché il Signore “lo accolga alla sua mensa e lo serva”.

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