Nicaragua: Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia costrette a lasciare il Paese. Molina, “persecuzione aumentata, sacerdoti costretti a firmare lettere di appoggio al regime”

Un’altra congregazione religiosa è obbligata a lasciare il Nicaragua. Il regime ha costretto le suore Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia ad abbandonare il Paese, come si legge in un comunicato diffuso sabato, nel quale le religiose hanno riferito di aver deciso di porre fine alla loro presenza pastorale nel Paese. La congregazione ha svolto per oltre 30 anni un lavoro pastorale, evangelizzatore e sociale nel villaggio indigeno chorotega di Totogalpa, nel dipartimento di Madriz. L’uscita delle Terziarie Cappuccine lascia un vuoto profondo, in una comunità di oltre 17mila indigeni chorotegas.
Tutto questo avviene in un contesto di persecuzione, che conosce un nuovo peggioramento dopo la caduta di Maduro in Venezuela, come denuncia la ricercatrice e attivista Martha Patricia Molina dalla propria pagina Facebook: “In questi giorni si tengono ritiri in diverse parrocchie del Paese e poliziotti e paramilitari arrivano per intimidire sacerdoti e laici. Scattano foto ai documenti d’identità dei laici che assistono devotamente ai ritiri. Successivamente, la polizia interrompe le attività e ordina ai fedeli di iscriversi a una lista dove vengono richiesti nomi, indirizzi, numeri di telefono e numeri di documento. In alcune parrocchie sono arrivati a sequestrare i microfoni mentre i sacerdoti predicano. I sacerdoti vengono obbligati a firmare lettere di appoggio alla dittatura che, secondo quanto riferito, sarebbero destinate al Vaticano affinché il Papa creda che la chiesa e la dittatura vivano in pace. La sorveglianza e le minacce di esilio, carcere e morte sono aumentate. Obbligano vescovi e sacerdoti a smentire le aggressioni che ricevono. In alcune diocesi stanno sospendendo le missioni porta a porta”.

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