“Non possiamo rassegnarci alla logica della morte in cui la speranza prende forma della disperazione con le conseguenze tragiche che ben conosciamo e alle quali non potremo mai abituarci”. Sono le parole del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, sull’ennesimo naufragio nel Mediterraneo, che si è registrato ieri. “Nella nostra realtà spaesata esiste un popolo che, pur condividendo le difficoltà di tutti, ha fisso lo sguardo al Signore, speranza e consolazione”, l’analisi del cardinale in apertura del Consiglio permanente della Cei, in corso a Roma fino al 28 gennaio: “C’è un’Italia che cerca il volto di Dio e chiede di incontrare non idee o ennesimi consigli virtuali ma comunità, case di fraternità, relazioni umane disinteressate con cui vivere la speranza”. “Non siamo più in un clima di cristianità, che favorisce la trasmissione della fede”, ha ribadito Zuppi: “Questo ci interroga ma anche ci mostra come non si è assolutamente smarrito un popolo che crede”. ”C’è un’Italia cristiana che vive con gioia e convinzione la sua vocazione”, la tesi di Zuppi: “Ne abbiamo avuto la prova concreta, a livello di Chiese locali, nella celebrazione recente della chiusura del Giubileo nelle cattedrali o nelle chiese a ciò deputate. Il fervore, la partecipazione, il numero dei fedeli ha sorpreso la maggior parte di noi. In un certo senso ci ha rafforzato nella speranza, che poi era il tema del Giubileo”.