“Torniamo a esprimere forte preoccupazione rispetto al dibattito sul fine vita: ripetiamo, come già fatto in diverse occasioni, che la dignità umana non si misura sulla sua efficienza né sulla sua utilità”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, aprendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 28 gennaio. “La vita ha un valore, sempre, nonostante la malattia, la fragilità, il limite”, ha ribadito il cardinale: “La risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno sociale, di assistenza sanitaria e sociosanitaria domiciliare continuativa, affinché il malato non si senta solo e le famiglie possano essere sostenute e accompagnate”. “Normative che legittimino il suicidio assistito e l’eutanasia rischiano invece di depotenziare l’impegno pubblico verso i più fragili e vulnerabili, spesso invisibili, che potrebbero convincersi di essere divenuti ormai un peso per i propri familiari e per l’intera società, decidendo di farsi anzitempo da parte, di togliere il disturbo”, il grido d’allarme di Zuppi, unito all’auspicio che “nell’attuale assetto giuridico-normativo si scelgano e si rafforzino, a livello nazionale, interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza”. Per la Cei, “scegliere una morte anticipata, anche perché si pensa di non avere alternative, non è un atto individuale, ma incide profondamente sul tessuto di relazioni che costituisce la comunità, minando la coesione e la solidarietà su cui si fonda la convivenza civile”: “È proprio quando la persona diventa debole che ha bisogno di una rete che la supporti, che la aiuti a vivere al meglio la fase finale dell’esistenza. La presenza o l’assenza di questa presa in carico può essere lo spartiacque tra la scelta di vita e la richiesta di morte”. Di qui la necessità di “garantire a tutti” le cure palliative – “senza distinzioni sociali e geografiche, mentre ancora non sono applicate come stabilito” -, cure palliative che “rappresentano un vero antidoto alle logiche che contemplano il suicidio assistito o l’eutanasia come opzioni percorribili. Logiche di morte che possono essere sovvertite anche con un impegno forte delle comunità cristiane, chiamate a farsi prossime a quanti si stanno accostando all’ultima fase della vita con responsabilità, carità e stile evangelico”.