Ecuador e Colombia: crisi diplomatica dopo introduzione di dazi al 30%. Flores (Università Cattolica di Quito) al Sir, “allineamento con il modello Trump, conseguenze pesanti su economia”

“L’annuncio del presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, di imporre una tassa di sicurezza del 30% sulle importazioni provenienti dalla Colombia a partire dal 1° febbraio dello stesso anno, non rappresenta un evento isolato di attrito bilaterale, bensì un sintomo di un cambiamento di paradigma globale”. Lo afferma, al Sir, Rubén Flores Agreda, professore principale della Facoltà di Economia e Gestione imprenditoriale, della Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador (Puce), con sede a Quito. La misura annunciata da Noboa, segna, infatti, un fatto inedito nei rapporti tra Paesi sudamericani. Essa si fonda su una narrativa di legittima difesa economica e sicurezza nazionale, citando la mancanza di reciprocità del governo di Gustavo Petro nel controllo della frontiera comune e nel contrasto al crimine organizzato transnazionale. “La decisione di Noboa – prosegue Flores – deve essere valutata non solo per le sue ripercussioni tecniche immediate sulla bilancia commerciale, ma anche per il suo profondo allineamento con la Dottrina Donroe dell’Amministrazione Trump negli Stati Uniti, e per la fine del multilaterialismo”.
La risposta colombiana è stata immediata e si è basata sul principio di reciprocità. Il governo di Gustavo Petro ha annunciato gravami simili del 30% su una ventina di prodotti ecuadoriani, sostenendo che la misura di Noboa sia unilaterale e contraria alle normative della Comunità Andina. Va sottolineato che, nel 2025, l’Ecuador ha registrato una cifra record di 9.142 morti violente, situandone il tasso di omicidi a 51 ogni 100.000 abitanti, il più alto del Continente americano dopo Haiti.
Continua Flores nella sua analisi: “L’intenzione dichiarata dal presidente Daniel Noboa è obbligare la Colombia ad assumere una responsabilità condivisa nella sicurezza di frontiera. Tuttavia, gli analisti suggeriscono che potrebbe trattarsi anche di una strategia per generare unità nazionale di fronte a un nemico esterno a causa del calo dei suoi indici di approvazione interna. La decisione ha scatenato una guerra commerciale con effetti immediati in entrambi i Paesi. In Ecuador, si prevedono inflazione e carenza di scorte, poiché la Colombia è la quarta origine delle importazioni e i dazi rincareranno prodotti di base come medicinali, articoli per l’igiene, alimenti trasformati e veicoli. Si aggiunge una crisi energetica dovuta alla sospensione dell’esportazione di elettricità da parte della Colombia il 22 gennaio 2026, con rischio di blackout e aumento dei costi di generazione termica. Inoltre, il differenziale di prezzo incentiverà il contrabbando attraverso passaggi informali, rafforzando paradossalmente le bande criminali. In Colombia si registra una perdita di mercati, dato che l’Ecuador è la seconda destinazione per le esportazioni non minerarie, con settori come quello automobilistico e farmaceutico che affrontano perdite milionarie”.

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