Pastorale: Ammendolia, “realizzare un uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare della Chiesa nella prospettiva onlife”

(Foto Centro di orientamento pastorale)

Poiché “è venuta meno la distinzione tra offline e online” e “viviamo piuttosto in una situazione ibrida, tra mondo fisico e mondo digitale, ovvero onlife” è necessario che si sviluppi “la pastorale digitale” – cioé “l’insieme di processi atti a far interagire in modo adeguato la pastorale e le tecnologie digitali” – “perché si realizzi un uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare della Chiesa nella prospettiva onlife. Quindi, celebrazione, catechesi e carità dovranno compiersi opportunamente considerando cultura e comunicazione digitale”. Lo ha affermato questa mattina Fortunato Ammendolia, studioso di Pastorale digitale, intelligenza artificiale ed etica, intervenendo alla terza giornata della 75ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale in svolgimento ad Assisi, presso la Domus Pacis Hotel.
Nel focus “
Una Chiesa che si ripensa tra mondo fisico e digitale”, il relatore ha evidenziato che “sin da subito, dopo l’elezione di Leone XIV e le sue prime affermazioni ai cardinali ci si aspettava una ‘Rerum digitalium’ – ‘delle cose digitali’ –, ma in relazione all’umano. Il magistero di Leone XIV con la Magnifica Humanitas va in questa direzione”.
“La pastorale digitale – ha spiegato Ammendolia – non è una pastorale ‘altra’ (o d’élite) ma una necessaria declinazione della presenza e dell’impegno ecclesiale nel suo complesso. Si colloca – trasversalmente – secondo quella prospettiva piuttosto nuova che vede la pastorale interrogarsi sul suo rapporto con la tecnologia, facendo interagire i diversi livelli del sapere umano: quello teologico e quello filosofico, quello sociale e quello scientifico”. Per lo studioso, “occorre, pertanto, che la stessa ‘riconsegna’ del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, sia opportunamente riletta nella prospettiva onlife. Una pastorale che non cada nella tentazione di una pastorale ‘della prospettiva digitale’, concentrandosi cioè sul saper gestire tecnicamente gli strumenti, piuttosto che intendere la questione in termini generativi di senso e relazione, in funzione della costruzione della comunione e del bene”. Secondo Ammendolia la sfida è “attivare prossimità onlife. Periferia digitale è manifestazione più o meno evidente, in svariati casi occultata, di una periferia esistenziale nel continente digitale; si diviene periferia digitale anche in esperienze nelle quali si resta intrappolati per un uso non corretto dei servizi della Rete – naufragio –, che finiscono con lo sconvolgere la vita di uno o più”. “La questione delle periferie digitali”, ha ammonito, “non è da considerarsi elitaria di nicchia, ma riguarda la comunità credente”. “Questi tempi digitali aprono sempre più all’auspicio di una tecnologia che, nell’iperstoria – la storia orientata dai dati –, sia al servizio di un progresso realmente umano, sociale e integrale, per una rivoluzione della cura.  In uscita, quindi, verso una Società 5.0, che vede una tecnologia orientata all’umano”, ha concluso lo studioso.

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