Diocesi: Milano, “Che allegria c’è?”, proposta pastorale 2026-27. Delpini: “Ci appassiona la missione di offrire al mondo una parola di speranza”

Il suono delle campane che, nei “Promessi sposi”, raggiunge il castello dell’Innominato e interrompe la sua notte di disperazione, è l’immagine simbolo della Proposta pastorale dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, per l’anno 2026-2027, al via, come da tradizione, il prossimo 8 settembre. Il titolo della Proposta – “Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?” – è appunto una citazione manzoniana, accompagnata dal sottotitolo esplicativo: “Lo stile sinodale per la missione di irradiare la gioia cristiana”. Il testo è stato illustrato oggi dallo stesso arcivescovo durante l’incontro con i decani della diocesi al Centro pastorale di Seveso, ed è online sul portale diocesano. Da martedì 23 giugno sarà disponibile nelle librerie cattoliche. La Chiesa non è chiamata a moltiplicare iniziative o a difendere strutture, ma a testimoniare ed annunciare il Vangelo attraverso uno stile di vita riconoscibile, gioioso, fatto di relazioni autentiche, corresponsabilità, ascolto e servizio: questo il filo conduttore del documento, che, come già avvenuto lo scorso anno, mette al centro il tema della sinodalità come “stile permanente” delle comunità cristiane, con un forte invito alla traduzione pratica delle indicazioni emerse in questi anni nella Chiesa universale e italiana.
È il momento, afferma in sostanza mons. Delpini, di rendere ordinario uno stile sinodale che coinvolga concretamente parrocchie, comunità pastorali, organismi di partecipazione, sacerdoti, consacrati e laici. “Questo – scrive – è il tempo di applicare con quotidiana disciplina, convinzione e attenzione lo stile sinodale. Lo esige, mi pare, l’urgenza della missione, la priorità del Vangelo, come dice Papa Leone”. Nel presentare la Proposta ai decani, Delpini ha sottolineato che “ci appassiona la missione di offrire al mondo una parola di speranza. Il tema della missione deve essere sempre prioritario: che significa non tanto fare qualcosa in più ma irradiare la gioia del Vangelo, perché chi incontra i cristiani si chieda da dove arriva questa gioia”.

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