“Ti ringrazio, Signore, per la lunga vita che mi hai dato, per avermi fatto cristiano, per la chiamata al sacerdozio e per i miei tanti anni di prete e poi di vescovo”. Sono le parole con cui si apre il testamento spirituale del card. Camillo Ruini, redatto il 3 giugno 2016 e pubblicato dopo la sua morte, avvenuta il 16 giugno 2026. Il documento è un lungo atto di gratitudine che abbraccia tutta la vita del porporato: la famiglia di Sassuolo, il parroco e i formatori del Collegio Capranica e dell’Università Gregoriana, gli anni di sacerdozio e di insegnamento a Reggio Emilia, i vescovi Beniamino Socche e Gilberto Baroni. Una grazia particolare è stata per lui la collaborazione con Giovanni Paolo II per più di vent’anni: “In lui ho sperimentato la tua presenza, Signore, ho potuto toccare con mano l’unione nella preghiera, il coraggio della fede che guida la storia, la capacità di amare e di perdonare”. Ruini ringrazia anche i tanti collaboratori dei suoi anni romani – alla Cei e al Vicariato – e la “fedelissima Pierina” che lo ha accudito con dedizione. Sul denaro ricevuto nel corso della vita, precisa di non aver “incrementato i beni di famiglia, destinando il superfluo ad aiutare persone in difficoltà”. Rivolge infine una supplica alla Vergine Maria: “Intercedi perché l’amore di Dio riempia il mio cuore e mi doni libertà vera”.