La solennità di “quest’oggi chiede a noi di fare memoria. Una memoria che non sarà mai abbastanza grata, perché mai potremo rendere abbastanza grazie a Dio per il dono del corpo e del sangue di Cristo. Con questo dono incommensurabile – dono di amore e di salvezza, dono di redenzione e di comunione – la Chiesa non fa memoria di qualcosa che rimane nel passato e che essa può soltanto rievocare. Non è così, perché con l’Eucaristia, siamo nuovamente posti davanti al dono d’amore di Gesù per l’uomo; con l’Eucaristia, durante la celebrazione del Corpus Domini nella cattedrale di Santa Maria del Fiore. “Stasera – ha detto il presule – noi celebriamo il memoriale di un’alleanza che non avrà mai fine; un’alleanza che svela la fedeltà di Dio verso di noi: anche se noi cadiamo, anche se noi manchiamo, anche se noi ci allontaniamo, Lui non cambia; perché non può cambiare la sua benevolenza e il suo amore per noi”. Per mons. Gambelli la promessa che fa Gesù “non è quella di una vita a metà, di una vita che assomiglia alla sopravvivenza in mezzo alle vicende faticose e complesse di questo mondo; la promessa di Gesù non è quella di una vita che si accontenta di qualcosa di buono: no, Gesù fa una promessa di una vita in abbondanza, quella che dona senso alle nostre esistenze, quella che le fa rinascere quando sembra tutto finito, quella che sorregge e sostiene le nostre esistenze quando vacillano, quella che le riempie di bene e di bellezza. Il pane spezzato per la nostra salvezza è dunque il segno evidente che Gesù ci dona la vita: l’Eucaristia è un segno di vita in abbondanza, che possiamo contemplare e per cui ringraziare”. “Partecipare all’unico pane – ha spiegato il presule fiorentino – significa essere una sola cosa: l’unicità di quel pane rende la diversità delle nostre vite una sinfonia, in cui ogni suono partecipa alla bellezza della musica corale. Proprio perché partecipiamo di quel pane siamo una sola cosa; non per un accordo tra di noi, non perché ci siamo scelti, ma in virtù di quella comune partecipazione al pane eucaristico siamo una sola cosa: in Illo uno unum, per dirla con le parole di Agostino che sono diventate il motto di Leone XIV”. Mons. Gambelli ha auspicato che l’Eucaristia sia “davvero promessa di un mondo nuovo! Sia essa promessa di un mondo di relazioni sanate, di prospettive di speranza, di nuove prossimità! Possa – ha concluso – trasformare le nostre vite, le nostre famiglie, il nostro lavoro, i nostri quartieri, questa nostra città! E possa trasformare sempre più la Chiesa nell’annunciatrice fedele e credibile del Regno che viene nel mondo!”.