Diocesi: mons. Leuzzi (Teramo-Atri) ai giovani, “nell’era digitale siamo qualcuno e non qualcosa, nessuna macchina potrà mai sostituirci”

“Restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore”: citando l’enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV, mons. Lorenzo Leuzzi, vescovo di Teramo-Atri, ha indirizzato ai giovani della diocesi la sua lettera di giugno, in apertura della pausa estiva. Al centro del messaggio una distinzione che il vescovo definisce fondamentale: “Siamo qualcuno e non qualcosa”. Nell’epoca della rivoluzione digitale, avverte mons. Leuzzi, “l’essere qualcosa può aprirci strade poco impegnative”, ma il rischio è quello di “progredire” nell’anonimato. “Essere qualcuno significa essere coraggiosi e progettuali. Gli oggetti non hanno futuro, sono destinati alla fine. Solo noi non siamo destinati a diventare obsoleti: tutto si consuma, ma noi no”, scrive il vescovo. Il tempo delle vacanze, suggerisce, è l’occasione per “fare il punto della propria esistenza e della propria crescita”, senza isolarsi: “In molte comunità ecclesiali ci sono proposte di vita comunitaria e di riflessione. Non perdete l’occasione”. La lettera si chiude con un invito: “La tecnologia è per noi perché noi siamo i veri costruttori, sapendo guardare la realtà con occhi di chi non ha paura di conoscere se stesso”.

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