L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per la nuova epidemia di ebola che sta colpendo l’Africa centrale, con epicentro nella provincia di Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Il contagio ha già superato i confini nazionali raggiungendo l’Uganda e la capitale Kampala. Secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie, si registrano oltre 1.070 casi sospetti, almeno 128 casi confermati in laboratorio e 246 decessi tra i casi sospetti. L’epidemia è causata dal virus Bundibugyo e si sviluppa in un contesto segnato da conflitti armati, instabilità e forti movimenti transfrontalieri. “Il focolaio si è sviluppato in un’area densamente popolata e situata lungo una frontiera molto frequentata. Tutti fattori che ostacolano la risposta e facilitano la diffusione del virus”, spiega Micol Fascendini, esperta di salute globale di Amref. Secondo l’organizzazione, il ritardo nell’identificazione dell’epidemia sarebbe stato favorito anche dall’indebolimento dei sistemi di sorveglianza sanitaria dovuto ai tagli ai finanziamenti internazionali. “La diminuzione dei fondi rischia di influire anche sulla gestione dell’emergenza”, aggiunge Fascendini, ricordando che per questo ceppo del virus non esistono ancora vaccini o terapie specifiche. Amref è impegnata lungo gli 800 chilometri di confine tra Uganda e Congo con attività di monitoraggio, tracciamento dei contatti e formazione del personale sanitario in 29 distretti considerati ad alto rischio. “Il contenimento è possibile, ma servono risorse: il sistema sanitario è ancora debole dopo il Covid-19”, afferma Patrick Kagurusi, direttore di Amref Uganda. L’organizzazione richiama infine la necessità di un approccio “One Health”, che integri salute umana, animale e ambientale, anche per contrastare gli effetti della deforestazione nella diffusione delle malattie zoonotiche.