“Marciare, ben prima che prendesse un accento militare, deriva dal francese ‘lasciare le orme’ o ‘imprimere un segno camminando’: questo è quello che abbiamo fatto questa sera, nella certezza che non è vero – come diceva un adagio antico – che se vuoi la pace devi preparare la guerra, ma che se vuoi la pace devi preparare la pace”. Con queste parole il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, ha concluso la marcia “Chiamata alla pace per ripudiare la guerra” che si è svolta giovedì 28 maggio nel centro cittadino su iniziativa di Comune, diocesi, Coordinamento per le iniziative di pace e Scuola di pace e nonviolenza. L’iniziativa di ieri sera ha aperto la mobilitazione della società italiana per la pace in occasione degli 80 anni della Repubblica Italiana con eventi fino al 2 giugno. Il corteo, aperto dallo striscione che richiama l’impegno di Verona come “città della pace”, ha attraversato le vie del centro da piazza Bra a piazza Duomo con la partecipazione di amministratori locali, associazioni, cittadini e rappresentanti di diverse confessioni religiose. I partecipanti hanno camminato con lumini e candele in mano, formando un corteo lungo oltre 500 metri. Nel corso dell’iniziativa sono stati richiamati l’articolo 11 della Costituzione italiana, nel quale si afferma che “l’Italia ripudia la guerra”, e le parole pronunciate da Papa Leone XIV all’Università Sapienza di Roma contro il riarmo e l’aumento delle spese militari. In piazza Duomo hanno portato il proprio saluto rappresentanti delle comunità buddiste, ebraiche, musulmane, sikh, bahá’í e cristiane presenti a Verona. Mons. Pompili ha indicato 3 elementi emersi dalla serata: la possibilità di affrontare i conflitti attraverso il dialogo, la necessità di costruire relazioni reali e il rifiuto dell’uso del nome di Dio per giustificare violenza e guerra.
- (Foto diocesi Verona)
- (Foto diocesi Verona)
- (Foto diocesi Verona)