L’uomo contemporaneo che pretende di “mettere le mani sul creato senza limiti”, dimenticando di non esserne il padrone ma il custode. “Alla radice delle guerre, delle divisioni e delle ingiustizie vi è il peccato di chi non riconosce Dio come Creatore e Signore della storia”. Lo ha sottolineato sabato sera il vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, durante la veglia di Pentecoste che ha presieduto nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Santa Venerina.
Nel corso dell’omelia, il presule ha evidenziato come questo conflitto si giochi anzitutto nella coscienza dell’uomo, richiamando l’immagine della torre di Babele: “L’umanità continua a inseguire il desiderio di dominare tutto, di possedere ogni cosa e di seguire soltanto il proprio pensiero, senza accogliere limiti e regole”. Un forte monito è stato rivolto anche alla logica della forza e delle armi, incapace di costruire futuro. Richiamando il magistero del Papa, mons. Raspanti ha ribadito l’urgenza di una pace “disarmata e disarmante”, capace di vincere l’odio attraverso la forza dell’amore. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dei laici e alla corresponsabilità ecclesiale: “La vera sfida quotidiana – ha affermato il vescovo – è non lasciarsi sedurre dall’efficienza e dal potere dimenticando che il vero potere appartiene solo a Dio”. Le parrocchie, ha aggiunto, devono diventare sempre più luoghi di riconciliazione, dialogo e fraternità.
Un significativo messaggio di comunione è giunto anche dalla Consulta diocesana dei laici, guidata da Salvo Paratore, che ha curato l’organizzazione della Veglia. Rivolgendosi al vescovo e all’assemblea, Paratore ha ricordato come “lo Spirito Santo chiami la Chiesa a rimanere in Cristo e ad uscire nel mondo per testimoniare il Vangelo con gioia”, sottolineando che “anche nelle ferite e nelle difficoltà, la Parola di Dio non è incatenata e continua a generare speranza”.