Guerre: Unetchac presenta i dati dei minori coinvolti nei conflitti armati

Le conseguenze dei conflitti sull’infanzia non terminano con la fine delle ostilità, ma si protraggono per anni, compromettendo sviluppo, salute mentale, inclusione sociale e stabilità delle comunità. È quanto emerge dal Rapporto 2026 della Universities Network for Children in Armed Conflict (Unetchac), rete accademica internazionale impegnata nella tutela dei minori coinvolti nei conflitti armati. Il documento presenta i risultati del progetto internazionale “Rebirth: empowerment and rehabilitation of children in armed conflict, with a focus on girls”, promosso dalla rete universitaria e sostenuto dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Il rapporto sottolinea che molti bambini al termine delle guerre ricevono soltanto assistenza temporanea oppure restano esclusi dai sistemi di protezione perché non inseriti nei programmi di disarmo, smobilitazione e reintegrazione. A farne le spese sono soprattutto le ragazze. Molte adolescenti, soprattutto vittime di violenza sessuale o rientrate con figli, affrontano emarginazione e difficoltà di accesso all’istruzione, ai servizi sanitari e ai percorsi di autonomia economica. Per evitare queste situazioni la rete universitaria propone finanziamenti pluriennali e stabili per i programmi di reintegrazione; maggiore coordinazione tra interventi umanitari, sviluppo e costruzione della pace; ampliamento dell’accesso all’istruzione e ai programmi di sostegno alla salute mentale; rafforzamento dei sistemi di identificazione e tracciamento dei bambini scomparsi.

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