La Chiesa cattolica boliviana, attraverso il segretario generale della Conferenza episcopale (Ceb) e vescovo di El Alto, mons. Giovani Arana, il Difensore civico della Nazione e l’Assemblea permanente per i diritti umani di El Alto hanno espresso la loro preoccupazione per la crescente tensione sociale che sta attraversando la Bolivia e hanno lanciato un appello pubblico per un “Dialogo per il bene comune”, tra il Governo e le organizzazioni sociali, in un contesto caratterizzato da blocchi stradali, scontri, denunce di violenza e una crisi alimentare e sanitaria che sta già colpendo duramente il Paese, attualmente con 45 blocchi stradali, e in particolare la popolazione delle città di El Alto e La Paz.
Nel documento, le tre istituzioni hanno manifestato la loro “profonda preoccupazione” per gli atti di violenza registrati negli ultimi giorni, le espressioni verbali offensive, la violazione dei diritti umani e i danni causati a terzi, sottolineando che queste situazioni “non dovrebbero verificarsi in nessuna circostanza e per nessun motivo tra i boliviani”. Quindi, l’invito: “Di fronte all’intransigenza nel conflitto, invitiamo a contrapporre la chiarezza della parola; di fronte allo sfogo delle passioni, a rafforzare la forza della comprensione; di fronte alla presenza della violenza, invochiamo la fecondità del dialogo”.
Nel frattempo, la Società interamericana della stampa (Sip) ha condannato fermamente la serie di aggressioni e atti di violenza verbale e fisica commessi contro i giornalisti in Bolivia durante la copertura delle recenti proteste sociali. L’organizzazione ha espresso profonda preoccupazione per l’uso di pietre, bastoni e gas lacrimogeni contro gli operatori dell’informazione, in almeno una decina di casi, avvertendo che tali episodi costituiscono una grave violazione della libertà di stampa.