Bambini 0-2 anni: Iss, “sono ormai poche le donne che riferiscono di fumare o assumere alcol in gravidanza”

Nelle famiglie italiane in gravidanza e nei primi due anni dopo il parto migliorano i comportamenti che incidono sulla salute dei bambini e delle bambine. Restano tuttavia ancora lontani gli standard raccomandati, soprattutto in alcune aree del Paese, con marcate differenze territoriali e sociali, in particolare al Sud. È quanto emerge dall’ultima raccolta dati del Sistema di sorveglianza 0-2 anni sui principali determinanti di salute del bambino promosso dal ministero della Salute, coordinato dall’Iss e realizzato in collaborazione con le Regioni. I dati sono stati presentati oggi durante il convegno “I risultati del Sistema di Sorveglianza bambine e bambini 0-2 anni: raccolta dati 2025. Equità, politiche e programmi” a Roma.
I dati mostrano segnali incoraggianti: sono ormai poche le donne che riferiscono di fumare o assumere alcol in gravidanza. Rimangono tuttavia ampi margini di miglioramento, sia rispetto a comportamenti “tradizionalmente” al centro delle politiche di prevenzione come l’assunzione appropriata di acido folico e l’allattamento, sia rispetto a temi emergenti quali l’esposizione di bambini e bambine a tv, tablet e cellulari e alla diffusione della lettura condivisa in famiglia. C’è ancora molto da fare anche sul sostegno alla genitorialità, i dati evidenziano una buona partecipazione delle mamme agli incontri di accompagnamento alla nascita, ma sono poche le madri che ricevono una visita domiciliare dopo il parto e poco più della metà sono i papà che usufruiscono del congedo, con importanti differenze territoriali.
“Non tutti i bambini e le bambine nascono e crescono nelle stesse condizioni. Le disuguaglianze sociali, economiche e culturali manifestano il loro effetto già prima della nascita, e questo effetto tende ad ampliarsi nei primi anni di vita, condizionando la salute in tutte le fasi della vita – afferma Rocco Bellantone, presidente dell’Iss –. Per questo, una sanità pubblica attenta ai primi 1.000 giorni non può separare la promozione della salute dalla riduzione delle disuguaglianze di salute attraverso la costruzione di comunità più giuste e più eque”.
Il 5,5% delle madri nel pool di Regioni ha dichiarato di aver fumato in gravidanza con una variabilità regionale dal 3,2% nella P.A. di Bolzano al 7,9% nel Lazio. In tutte le Regioni, la quota di fumatrici risulta più alta in allattamento rispetto alla gravidanza, variando dal 4% (P.A. di Bolzano) al 10,6% (Sicilia). Inoltre, i dati evidenziano che in allattamento aumenta maggiormente il consumo di altri prodotti quali sigaretta elettronica e tabacco riscaldato. Il 30,2% delle madri ha dichiarato che il/la partner o altri/e conviventi fumavano al momento della rilevazione.
La maggior parte delle madri non ha assunto bevande alcoliche in gravidanza. Il 7,4% ha dichiarato di aver assunto alcol (anche solo una piccola quantità rappresentata da mezzo bicchiere di vino o una birra piccola o un aperitivo) 1-2 volte al mese, l’1,1% 3-4 volte al mese e lo 0,4% 2 o più volte a settimana. In tutte le Regioni il consumo di alcol in allattamento risulta più diffuso che in gravidanza. Il consumo di alcol sia in gravidanza sia in allattamento risulta più diffuso tra le madri del Nord Italia.

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