L’edizione 2026 del Bilancio di sostenibilità dell’Azione cattolica italiana “restituisce il volto di un’Ac viva, radicata nei territori e capace di generare partecipazione, formazione e impegno sociale”. I dati raccontano il quarto anno consecutivo di crescita: le aderenti e gli aderenti dell’associazione hanno superato quota 230 mila, raggiungendo il numero di 230.438 soci tra ragazzi, giovani e adulti. A questi si aggiungono circa 500mila simpatizzanti, “persone che partecipano a vario titolo alla vita associativa, pur non aderendo formalmente all’associazione”. Sono oltre 17 milioni le ore donate annualmente all’associazione e alla Chiesa per attività di formazione e progetti solidali. In tutta Italia sono attivi circa 14mila gruppi, animati da 42mila educatori e animatori “impegnati quotidianamente nell’accompagnamento delle persone e nella costruzione di comunità accoglienti e partecipative”. Sono inoltre 26mila le socie e i soci impegnati sul territorio in attività sociali, tra cui più di 1.500 persone che prestano servizio nelle amministrazioni locali, “segno di una presenza che continua a generare cittadinanza attiva e responsabilità civile”.
“Particolarmente significativa anche la dimensione educativa: nel corso del 2025 sono stati circa 100mila i partecipanti ai 2.200 campi scuola promossi dall’associazione in tutta Italia, esperienze che continuano a rappresentare uno spazio privilegiato di crescita umana, spirituale e relazionale per ragazzi, giovani e adulti”. Questa edizione del Bilancio di sostenibilità “racconta, in particolare, un anno di vita associativa anche attraverso la lente della pace. La pace diventa infatti un criterio con cui leggere e valutare ogni scelta compiuta: il modo in cui vengono gestite le risorse, la formazione delle persone, la costruzione delle relazioni, la capacità di rispondere alle ferite dei territori”.
“L’Azione cattolica vuole essere una ‘casa della e per la pace’”, sottolinea il presidente nazionale dell’Ac, Giuseppe Notarstefano. “Un luogo in cui accogliere e custodire la pace, impegnandosi a costruire legami fraterni e promuovendo esperienze di dialogo, di partecipazione e di servizio. Dove si impara a disinnescare l’ostilità, a fare della diversità una ricchezza, a trasformare i conflitti in occasioni di crescita”.