“È un uomo mite, capace di ascolto e accoglienza, eppure fermo sui principi della fede. È esattamente come appare”. È il ritratto che traccia p. Alejandro Moral Antón, alla guida dell’Ordine di Sant’Agostino dal 2013 al 2025 e per dodici anni vicario generale di Leone XIV, in un’intervista al Sir in occasione del primo anniversario dell’elezione del Pontefice. Sul viaggio in Africa, p. Moral Antón ricorda di aver percorso quel continente al fianco di Prevost “in più occasioni durante i dodici anni del suo generalato: ne conosce le ferite, le attese, la vitalità”. Sul tema della pace, che attraversa il pontificato “come un filo rosso”, spiega: “Per lui la pace è la grande sfida a cui il Vangelo chiama. La guerra distrugge tutto e tutti, e nulla vi si guadagna. È anche il cuore del carisma agostiniano: fare della fraternità la misura di ogni rapporto umano”. Quanto alle tensioni con Trump, il religioso osserva: “Si rischia di scambiare la sua pacatezza per debolezza, ma si tratta di un uomo radicato in ciò che fa. Interviene solo dopo aver compreso a fondo la realtà”. Sul lavoro ad intra della Chiesa, sottolinea che il Papa “procede con gradualità, con la saggezza che gli è propria, collocando le persone giuste perché la macchina vaticana funzioni”. L’aspetto che più valorizza di questo primo anno è “il dialogo che sta coltivando con i cardinali: è un dialogo di cui la Chiesa ha profondo bisogno, insieme a quello interconfessionale e interreligioso”.