(Rimini) “La pace che il Signore dona è la sua vittoria su tutto ciò che, al contrario, semina violenza, guerra, divisione, inimicizia, odio, rancore, vendetta. È la pace della resurrezione che è la sconfitta di tutto quello che porta a costruire croci e a uccidere il proprio fratello”. Con queste parole il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, si è rivolto al Rinnovamento nello Spirito Santo, riunito da ieri a Rimini per la 48ª Convocazione nazionale, dedicata al tema “Pace a voi!”. Un titolo, ha spiegato Zuppi, che non è solo un augurio ma un vero e proprio impegno, soprattutto in una stagione segnata da conflitti diffusi e da una cultura della forza che rischia di apparire inevitabile. Richiamando le prime parole pronunciate da Papa Leone XIV subito dopo l’elezione – “pace a voi” – il cardinale ha sottolineato come la pace cristiana esiga anzitutto “un disarmo del cuore, liberandolo dalla paura, dall’odio e dalla tentazione di rispondere al male con la violenza”. Quindi, “dobbiamo disarmare il cuore. Quindi, liberarci dalla tentazione per cui lo armiamo, che è quella difensiva, che si nutre delle paure, che sembra essere realista. Come fai a vivere disarmato in un mondo di forza, in una stagione che fa della forza la regola, anzi addirittura la esibisce in maniera insolente, incredibile, sguaiata, volgare? Che la esibisce anche in maniera purtroppo pratica. Non ci sono solo delle armi vere e proprie, ha ammonito Zuppi, ma anche quelle “che non hanno bisogno di porto”, a partire dalla lingua, “capace di ferire e distruggere”. La pace del Risorto chiede di “spezzare la logica difensiva che alimenta rancori e inimicizie, personali e collettive, e che finisce per nutrire guerre senza fine. Le armi, ha ricordato, non risolvono i problemi: li affrontano invece il dialogo, l’incontro, gli accordi e la diplomazia, come il Papa continua a richiamare con insistenza”. Infine, il cardinale ha rilanciato l’invito del Papa a fare delle comunità cristiane “case di pace e di non violenza”, capaci di affrontare e risolvere i conflitti. Un compito che passa anzitutto dalla preghiera, da vivere e proporre come risposta concreta di fronte alle notizie di guerra, ma anche da una pace che si traduce in solidarietà, attenzione ai più deboli, conoscenza delle ferite del mondo. “C’è un bisogno straordinario – ha concluso Zuppi – di interrompere questa stagione della forza e affermare la vera forza dell’uomo: quella dell’incontro, del dialogo, dell’amore”.