Triveneto: vescovi e direttori delle carceri a confronto. Mons. Moraglia, “dobbiamo creare una cultura dell’accoglienza verso chi ha sbagliato”

“Ci sta a cuore la realtà del carcere come vescovi – e certamente perché è un’opera di carità, ma soprattutto perché siamo cittadini. Le carceri sono un contesto importante della città. Dobbiamo creare una cultura dell’accoglienza nei confronti di chi ha sbagliato e del loro accompagnamento; la nostra società e anche le nostre parrocchie ne avrebbero grande giovamento”. Lo ha detto mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia e presidente della Conferenza episcopale del Triveneto (Cet), durante l’incontro svoltosi ieri a Torreglia, in provincia di Padova, tra i 15 vescovi della Cet e i direttori dei 18 istituti carcerari del Triveneto. L’appuntamento, preparato dal gruppo triveneto dei cappellani, ha avuto come obiettivo l’avvio di “una stabile e riconosciuta collaborazione” per offrire alle persone detenute “un percorso adeguato e umanizzante di rieducazione e reinserimento”. Il vescovo delegato Carlo Maria Redaelli ha ricordato che “ogni persona merita un’opportunità di riscatto” e che “la rieducazione, per essere autentica, deve collegarsi a possibilità concrete di reinserimento”. Nel Triveneto i detenuti sono circa 4.100, il 52% stranieri, assistiti da 18 cappellani ufficiali, 25 sacerdoti volontari, 25 religiose, 11 diaconi e oltre 200 volontari laici. Il provveditore regionale Rosella Santoro ha auspicato ulteriori incontri: “È stato un confronto molto costruttivo”.

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