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Regno Unito: anglicani, oggi l'”esordio” della primate Sarah Mullally. Appello all’unità

Un impegno a servire la Chiesa di Inghilterra e la comunione anglicana da leader, come ha fatto, nel corso della sua vita, prima come infermiera e poi come pastora e vescova. La promessa della massima trasparenza, per quanto riguarda la protezione di minori e adulti vulnerabili. E un appello ai 95 milioni di fedeli anglicani, in 165 Paesi, perché sappiano convivere con le loro differenze “con gentilezza e sempre con l’intenzione di incoraggiarsi a vicenda”. Questi sono stati i temi più importanti del primo discorso tenuto oggi al Sinodo generale, l’organo che guida la Chiesa di Inghilterra, dalla neoarcivescova di Canterbury e primate anglicana Sarah Mullally, la prima donna in questo ruolo nella storia della chiesa di stato inglese. Le tre camere di laici, pastori e vescovi, composte da 483 membri, sono riunite a “Church House”, nel centro di Londra, per discutere, tra altri temi, di povertà e sessualità. All’ordine del giorno vi è, infatti, anche la decisione, presa dai vescovi anglicani, qualche settimana fa, di interrompere, per il momento, il processo che aveva portato a cerimonie per celebrare coppie omosessuali stabili e di non modificare le regole che impediscono, in questo momento, ai pastori omosessuali di partecipare ai matrimoni gay. Un tema sul quale la comunione anglicana rimane profondamente divisa. “La tentazione di separarci è forte”, ha detto la neoarcivescova, “ma abbiamo bisogno gli uni degli altri ed è soltanto trovando il coraggio di restare insieme, nel dialogo, che possiamo realizzare la nostra vocazione cristiana e costruire l’unità”.

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