L’Italia si piazza al 52° posto della classifica globale dell’edizione 2025 dell’Indice della percezione della corruzione diffuso oggi da Transparency International, mantenendo la posizione dell’anno scorso, anche se perde un punto rispetto all’anno scorso, quest’anno 53, nel Cpi 2024 54. “Un altro passo indietro”, ha commentato oggi Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), partecipando a Roma alla presentazione dell’Indice di percezione della corruzione 2025. Sottolineando il “declino” del nostro Paese nella percezione della lotta alla corruzione, Busia ha sottolineato che “la situazione non è felice”.
Secondo il presidente dell’Anac sono tre gli atteggiamenti da evitare di fronte a questi dati. Il primo è “prendersela con lo strumento. Sebbene il Cpi sia un indice di percezione e non oggettivo, è un ‘termometro’ globale che va preso seriamente e mai sottovalutato”.
Seconda reazione sbagliata è giustificarsi con il declino globale nella lotta alla corruzione e dire: “Se anche noi facciamo un passo indietro non è poi così grave”. Non bisogna accontentarsi del fatto che molti Paesi stiano peggiorando, l’invito di Busia, perché “se è vero che in Europa si sono fatti passi indietro, ci sono nazioni vicine come la Danimarca o la Germania hanno punteggi molto più alti (sopra gli 80 o 77 punti)”. “Noi fortunatamente siamo nella parte del mondo in cui il valore della prevenzione della corruzione va difeso perché caratterizza il nostro essere e quindi – ha aggiunto – non possiamo accontentarci di stare nella parte bassa dei Paesi europei nella classifica. Il fatto che anche altri stiano peggio dovrebbe farci capire che è nostro interesse fare uno scatto in avanti anche dal punto di vista della competitività perché questi indici incidono sulla capacità di un Paese di attrarre investimenti esteri, di rispondere alle sfide globali che oggi si sono fatte decisamente più difficili”. Terzo punto: “Non bisogna fare altri passi indietro normativi”, ha osservato il presidente dell’Anac, citando l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, “una scelta non banale”, e arretramenti anche sulle incompatibilità tra incarichi politici e dirigenziali a livello locale e regionale, sul pantouflage (ridotto da 3 a 2 anni) e sulla trasparenza nei contratti pubblici.
Sono tre anche le azioni necessarie, secondo Busia. Innanzitutto, “rimediare agli errori”: “Serve una revisione organica degli istituti di prevenzione per garantire l’imparzialità costituzionale2, coprendo i “buchi” normativi, come “la turbativa d’asta nei concorsi, attualmente non sempre penalmente rilevante dopo l’abrogazione dell’abuso d’ufficio”. In secondo luogo, occorre “colmare le lacune storiche”: “È fondamentale rendere operativo il registro del titolare effettivo, regolare il lobbying e spingere sulla digitalizzazione dei pagamenti”. Infine, è necessario, “unire anticorruzione ed efficienza”: “Investire nella trasparenza digitale (come la Piattaforma unica della trasparenza) per garantire rapidità e controllabilità dei contratti pubblici, premiando le imprese migliori”.