Festa di Sant’Agata: card. Grech a Catania, “incontrare Cristo ci rende liberi”

“La libertà è il valore più importante che abbiamo; è il punto di partenza di tutti i nostri diritti. Senza libertà non c’è dignità e siamo privati del diritto di scegliere come vivere. Per questo la libertà non è un bene qualunque, ma il bene che rende possibili tutti gli altri”. Lo ha sottolineato, stamattina, il card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi e vescovo emerito di Gozo (Malta), nell’omelia del pontificale per la festa della patrona di Catania, Sant’Agata.
Ma “oggi pensiamo che ogni desiderio debba diventare un diritto. Abbiamo finito per confondere la libertà con il fare ciò che ci piace. A volte pensiamo che essere liberi significhi fare tutto senza limiti. Ma questa non è libertà. Senza limiti non cresciamo: ci perdiamo”, ha messo in guardia il porporato.
“Una libertà che non vuole nessun legame è una libertà vuota, che non riesce a costruire nulla di stabile. La vera libertà, invece, è quella che sa scegliere un legame buono e restarvi fedele. È lì che nasce qualcosa di stabile, di vero, di umano. Quando scegliamo un impegno, un valore o una promessa, la nostra libertà prende forma e acquista significato”, ha chiarito Grech.
Perciò “scegliere un legame non significa perdere libertà, ma creare qualcosa di nuovo”. E “la vera libertà non è fare tutto ciò che si vuole senza norme. È saper capire cosa conta davvero e impegnarsi per quello”.
Il porporato ha, quindi, evidenziato che “per il credente, Dio è il limite ultimo verso cui tende il nostro desiderio. Senza Dio, l’uomo intristisce perché l’uomo è, nel profondo, un essere religioso, un ‘mendicante di Dio’. Perciò, aprirsi a Dio mi rende libero: mi permette di scegliere, di non essere schiacciato dalle circostanze o dal potere. Quando Gesù si è fatto uomo, Dio ha mostrato il suo volto, così che l’uomo potesse avere la luce per impegnare tutta la sua libertà”. Gesù “è diventato nostro compagno e accende il nostro desiderio, sfidando come nessun altro la nostra libertà, cioè la nostra capacità di dire un ‘sì’ vero”.
Secondo il cardinale, “quando qualcuno ha incontrato davvero Cristo, questo incontro lascia un segno: cambia il modo di vivere, di scegliere, di amare. E soprattutto rende liberi”: “È un circolo virtuoso: quando accogliamo la verità di Dio, diventiamo liberi dalle maschere, dalle dipendenze interiori; e quando siamo liberi, possiamo finalmente essere autentici, senza doppiezze, senza finzioni”.
Ma “la libertà è continuamente minacciata da forze che cercano di opprimerla, spesso in modo subdolo. Se non impariamo a riconoscere queste insidie, la libertà non viene semplicemente limitata: viene lentamente spenta, svuotata dall’interno”, ha osservato Grech, facendo l’esempio degli algoritmi che “influenzano la nostra vita di ogni giorno”. Di qui l’invito a guardare Sant’Agata: “La sua libertà guarda oltre la sofferenza e oltre la morte”. Ricordando che “libertà e speranza camminano insieme”, il porporato ha concluso: “Se vogliamo ridare alla nostra città speranza e libertà, chiediamo a Sant’Agata questa grazia: che ci protegga non solo dalle calamità naturali, ma soprattutto da quelle spirituali”.

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