“In questo tempo storico apparentemente buio per gli scenari di guerra in atto e per le tante sfide sociali che soprattutto nella nostra amata terra Calabra ci interpellano e ci coinvolgono personalmente, voi religiosi e religiose siete un segno profetico che aiuta il popolo di Dio a guardare più lontano e in profondità per saper leggere il presente con occhi di speranza”. Lo scrive in un messaggio, in occasione della Giornata di preghiera per la vita consacrata, il vescovo di San Marco Argentano e delegato dei vescovo calabresi, mons. Stefano Rega aggiungendo che i consacrati e le consacrate sono chiamati a “vivere nel presente la realtà futura del Regno”. In Calabria, “terra di fede antica e di spiritualità intensa, la consacrazione – aggiunge – trova radici profonde. In questa terra benedetta hanno camminato uomini e donne che hanno reso la loro vita un dono totale a Dio. Pensiamo a San Francesco di Paola, patrono della Calabria, profeta di penitenza e di carità; a San Nilo di Rossano, monaco bizantino e ponte tra Oriente e Occidente; a San Bruno di Colonia, che scelse le nostre montagne per fondare la Certosa, luogo di silenzio e di contemplazione, dove il finito umano si incontra con l’infinito di Dio. I monasteri, le comunità religiose, le case di preghiera che costellano la nostra regione sono come fiaccole accese che testimoniano la presenza viva del Signore. Le icone bizantine, tanto care alla tradizione calabrese, ci ricordano che la vita consacrata è immagine del cielo sulla terra, finestra aperta sull’eternità”. Per il presule il popolo calabrese ha “sempre amato e sostenuto i religiosi. Ancora oggi, essi operano con generosità tra i giovani, i poveri, gli anziani, i migranti, negli ospedali, nelle scuole, nelle carceri, nei luoghi del disagio e della speranza. Sono mani tese di Cristo, voce della sua misericordia e cuore vivo del suo amore”. Mons. Rega ricorda che molte case religiose stanno chiudendo, antichi conventi si svuotano, presenze storiche si ritirano. È una “realtà che fa soffrire, e sarebbe disonesto ignorarla. Ma la nostra lettura non può essere quella della rassegnazione o del rimpianto sterile”: “se alcune strutture si chiudono, è vero anche che restano aperti i cuori. I vostri, liberi e disponibili, pieni di Spirito Santo, diventano casa di Dio, luoghi vivi di consacrazione interiore, profezia dell’oggi e del domani. Forse la vita consacrata sarà meno visibile, ma potrà diventare ancora più evangelica, essenziale, missionaria e vicina a chi soffre”. E’ urgente – conclude – creare nelle nostre comunità uno spazio reale per il discernimento, per l’accompagnamento e per la proposta vocazionale. Non possiamo rassegnarci all’idea che le vocazioni diminuiscano” e chiede ai consacrati di “testimoniare ai giovani la bellezza della vocazione, incoraggiandoli a lasciarsi chiamare per nome da Dio”: “le nostre terre calabresi hanno ancora bisogno di donne e uomini capaci di donarsi senza misura, capaci di vivere il Vangelo come fuoco che brucia e illumina”.