Forte è stato il richiamo dell’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Ivan Maffeis a “camminare insieme” come categoria di professionisti della comunicazione, oltre che come comunità cittadina, in occasione sia della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori dei media, celebrata nel capoluogo umbro il 28 gennaio, sia della festa del Santo patrono Costanzo della città e della comunità diocesana in corso a Perugia.
“La misura del cammino di ciascuno nella professione come nella vita sociale è data dalla nostra capacità di essere insieme. Il fatto che in questa giornata, in questa festa del patrono San Costanzo ci sia la Chiesa, ma ci sia la città, l’Amministrazione comunale con quello che rappresenta da secoli, credo che ci consegna una responsabilità enorme in termini di alleanze, di collaborazione, di stima reciproca tra istituzioni”, ha sottolineato mons. Maffeis.
Ai giornalisti, l’arcivescovo ha espresso la sua gratitudine per quello che fanno nel vederli “con quanta forza stanno sul pezzo, quanto materiale informativo si produca e quanto contribuiscono a far abitare questo tempo”.
Commentando il messaggio del Papa per l’annuale Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dal titolo “Custodire voci e volti umani”, diffuso in occasione della festa del San Francesco di Sales (24 gennaio), mons. Maffeis ha parlato della virtù della “temperanza”, “anche come impegno a far sì che la tecnologia non colonizzi il tempo al punto tale da sacrificare relazioni, opportunità e altri ambiti”.
In occasione della lettura della “Passio di San Costanzo” e la “Preghiera antica dello Statuto”, mons. Maffeis ha messo in guardia dal rischio di “lasciarci accarezzare dalla tentazione di stare fermi, accettando passivamente quello che accade: così, all’indomani della Giornata della Memoria, più che immaginare come oggi tutelare e promuovere la pace, la dignità e la libertà di ciascuno, è più facile adagiarsi nel fatalismo, se non nell’indifferenza”. Citando il discorso del presidente Sergio Mattarella in occasione della Giornata della Memoria, il presule ha precisato: “Mettersi in cammino dice, invece, la volontà di reagire: ‘Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo’”. In realtà, “per vincere il buio, non basta mettersi in cammino, ma occorre anche farlo insieme. Questo secondo aspetto completa il primo. Potremmo arrivare a dire che si cammina soltanto nella misura in cui si è insieme. Di qui la resistenza a tutti i sistemi sociali chiusi, che puntano a dividere, a isolare, ad escludere. Per camminare occorre riscoprirsi popolo, sentire sulla pelle l’appartenenza a una comunità: non per contarsi, non per apparire o per pesare di più e nemmeno per essere più efficienti, ma perché l’essere insieme è la nostra dimensione costitutiva, è la condizione della nostra stessa esistenza”.