“In un mondo che corre indifferente, che divora il tempo e consuma tutto – anche le tragedie umane e le proprie responsabilità su di esse –, fermarsi, far memoria, fare il punto di una storia è diventato una scelta radicale, di resistenza”. Così mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, riflette sul significato particolare che quest’anno assume il “Giorno della Memoria”, che si celebra il 27 gennaio. L’orrore della Shoah, lo sterminio sistematico del popolo ebraico e l’uccisione di tutti coloro che si sono opposti al progetto nazista hanno segnato e formato le coscienze di tanti. La Fondazione Migrantes invita a ricordare che “l’ideologia che ha concepito quell’orrore – e che usava la paura come esca e la sicurezza fondata sull’odio come orizzonte –, quella valanga di odio ha travolto tanti: persone, gruppi e popoli considerati minacce o scarti della società. Tra questi anche rom e sinti, che sono al centro di particolare cura pastorale da parte della Migrantes. Il loro genocidio è stato denominato Porrajmos, ovvero ‘divoramento’, e viene ricordato in special modo il 2 agosto di ogni anno”. “Trovo importante che nel Giorno della Memoria si ricordino anche la sofferenza, il dolore, le fatiche dei popoli rom e sinti – spiega mons. Felicolo -. Ricordare non può essere solo un momentaneo palliativo della coscienza, ma deve servire ad attualizzare: vedere oggi quanta fragilità e quanto pregiudizio sussistano. Fermarsi e vedere quello che succede oggi serve per superare i pregiudizi e andare avanti: quali problemi possiamo risolvere insieme a rom e sinti? Su quali strade possiamo camminare insieme a loro, prendendoci per mano? Senza pietismo, né assistenzialismo, ma coltivando l’autonomia”. Proprio alla rielaborazione e all’attualizzazione della memoria – “La speranza è itinerante. Mio padre e mia madre erano aramei erranti” – è stato dedicato il Convegno nazionale degli operatori della pastorale rom, sinti e caminanti del settembre 2025 a Napoli, che ha tracciato anche il percorso della Fondazione Migrantes in questo ambito per il 2026. “Il cristiano è un uomo in cammino – conclude mons. Felicolo –, ma non consuma tempo e persone: si ferma, si fa accanto, ricorda. Ecco perché fermarsi ogni anno per ricordare. E chi fa memoria del passato ha la possibilità di non ripeterne gli errori”.