“Esiste una diffusa Italia cattolica! Non si misura con gli indicatori mondani e non si contrappone a un’Italia non cattolica o acattolica”. Lo ha esclamato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, aprendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 28 gennaio. “Il cristiano combatte solo il male e crede che ogni peccatore si può salvare”, ha ricordato il cardinale: “Il nostro è un mondo, popolato di tante case diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità. Sono le case che ci sono state affidate dalle generazioni precedenti e che dobbiamo custodire e per questo rinnovare. Sono le nostre parrocchie, le comunità religiose, i movimenti, le nostre istituzioni, le fraternità di ogni tipo, le iniziative comuni. Questo mondo è una ricchezza – lo dico senza orgoglio – per il Paese, per i credenti e non credenti, evita lo smottamento del terreno umano e sociale, quel dissestamento spirituale di una città di tanti individui soli”. E “la Chiesa ha una forza invincibile, ma mite”. “L’istituzione dell’Anno giubilare serve in fondo a ricordare che, nonostante le fatiche e le disavventure della vita, non ci sono padroni e schiavi, paesani e stranieri, ma tutti figli di Dio”, ha sintetizzato Zuppi: “La fede si declina come fraternità. Solo la relazione dà senso, dignità, sicurezza all’individuo. È vero anche il contrario: senza relazioni di amore, quindi non interessate, l’individuo non è persona e la comunità finisce per diventare un condominio anonimo che condanna alla solitudine”. Nella “età della forza”, dove “prevale la logica gretta e illusoria del più forte”, si alimenta invece “la convinzione per la quale gli interventi umanitari sono comportamenti deboli, il dialogo una perdita di tempo, l’accoglienza una pericolosa arrendevolezza, la domanda di giustizia una questione oziosa”.