“In questa età selvaggia, contano forza e aggressività, anziché legge e diritto”. Lo pensa il 38,7% degli italiani, quindi quasi uno su tre, secondo il Censis. A fornire il dato è stato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, introducendo i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 28 gennaio. L’ultimo Rapporto Censis, ha ricordato Zuppi, parla di “Italia nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco”, notando che “è diventato sempre più chiaro che nell’arena globale contano molto più che nel passato le pulsioni antropologiche profonde dei popoli e dei leader”. Sempre secondo il Censis, quasi la metà degli italiani – e il 55,8% dei giovani – è convinta che il futuro non sarà un progresso e quasi uno su tre (29,7%) pensa che, “nel disordine del mondo attuale, i regimi autocratici (in cui uno o pochi comandano) siano più adatti delle democrazie a competere o sopravvivere”. “Nella vita quotidiana, nei contatti con le persone, cogliamo questo spaesamento che produce malessere, paura e violenza, assieme però alla volontà di uscirne, di fare e di fare bene”, ha commentato il cardinale: “Pur nell’infragilirsi delle strutture di vita, quella riduzione all’io e lo smantellamento del noi, più volte segnalato e constatato, manifesta – nei modi più diversi – una volontà di ricerca e di futuro. Questa volontà è carica di domande da intercettare nell’ascolto e in una risposta che non può non essere prossima”. Tutto ciò, per Zuppi, contrasta con il dato del ridotto numero dei sacerdoti: “Ma ritroveremo forza non andando a risparmio o isolandoci, ma proprio al contrario prendendoci noi cura delle ferite del prossimo! Soprattutto di chi è povero, debole o emarginato”.